Posted by Giulia on 1 mar 2012 in Al Bancone | 94 comments
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Ciao Giulia, me lo fai un orzetto macchiato? Sì, è parecchio che non passo e non vedevo l’ora di rilassarmi un po’. Sai che ti dico? Dammi pure una fetta di crostata e crepi l’avarizia. Mi voglio gratificare. Esco fresca fresca da una discussione sulle scuole di scrittura creativa. Perché io non riesco a capirne l’utilità e prima che qualcun altro mi dia addosso, passo a spiegare: sono convinta che a scrivere non si impari. Puoi migliorare quello che già hai, non assimilare ex novo la capacità di trasmettere emozioni. Perché, correggimi se sbaglio, la scrittura questo è: trasmettere emozioni. Dice la mia amica Amneris Di Cesare: “in troppi pensano di aver un capolavoro nel cassetto, e forti del fatto che l’amico lettore o lo zio professore di lettere hanno gridato al capolavoro credono di essere i nuovi Zafon o Troisi. Ecco allora che un corso di scrittura creativa o anche solo una chiacchierata sulla scrittura come fanno gratis i bravissimi Bassini o Mozzi, possono servire a chi veramente ci vuol provare a rendersi conto che scrivere è prima di tutto fatica, lacrime e sangue.” Sacrosanto, chi dice il contrario? Però non sempre è così e porto l’esempio concreto di Francesca, mia collega in Rai. Aveva già pubblicato un romanzo (senza pagare un centesimo, ci tengo a chiarirlo) e aveva ottenuto ottime recensioni e buon successo di pubblico. Mille copie e tu mi insegni che per un’esordiente assoluta (e non solo) è un risultato fuori dal comune. Lo lessi quel romanzo e lo trovai bello, denso, colorato, permeato da un realismo magico di stampo sudamericano. Francesca era proprio brava. Però non aveva fiducia in se stessa. Così decise di frequentare un corso di scrittura creativa interno all’azienda. Ora io posso accettare che uno che ha già una buona scrittura vada a seguire i corsi di Baricco, più per sfangare il contatto editoriale giusto che altro. Ma non che si metta la propria scrittura in mano a persone autoelette insegnanti, con all’attivo un paio di romanzi che nessuno ha mai sentito nominare. Non ci crederai, ma è finita che Francesca ha sviluppato tanti e tali dubbi sul proprio stile, troppo peculiare per quelli che pretendevano di insegnarle, che non ha più scritto nulla. E forse, in un paese dove se dici che scrivi vieni additato al pubblico ludibrio perché siamo in troppi, era questo lo scopo: eliminare la concorrenza. A proposito, la crostata è deliziosa. L’hai fatta tu? E come risponderesti se qualcuno ti proponesse un corso di cucina? Appunto.
Laura Costantini
giornalista, scrittrice, amante delle parole
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Carlo ci scrive: “Per te che sei sia autore sia editore è più complicato selezionare gli scritti degli altri? Non ti viene mai la tentazione di giudicarli sulla base di quello che scrivi tu?”
Caro Carlo, fin dal primo momento in cui ho aperto Las Vegas ho voluto tenere separate le due attività, ma mi rendo conto di essere sempre la stessa persona, per cui potrei incappare nella tentazione di cui parli. Eppure cerco di non farlo, anche perché non mi considero un metro di paragone per nessuno. Mi piacciono stili diversi e storie che non scriverei mai. Per questo motivo credo di essere abbastanza libero nelle scelte. Anni fa fui inserito in una giuria di racconti e ancora oggi non mi è andata giù che una scrittrice di fama avesse cassato un racconto, secondo me ottimo, dicendo: “Non mi piace perché io non scriverei mai un racconto così”. Avrei voluto risponderle: “Chissenefrega”.
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Posted by Cliente on 29 feb 2012 in Libri | 3 comments
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Posted by Giulia on 28 feb 2012 in Al Bancone | 26 comments
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Andrea e io ci contendiamo il diritto di decidere la playlist dello Starbooks. E, a parte che io sono la barista e lui no, mi sembra giusto che anche voi diciate la vostra.
Allora ho scelto tre canzoni, italiane, che trattano dello stesso argomento (una relazione d’amore felice) e vorrei che diceste quale, secondo voi, è più adatta ad un posto di letterati o aspiranti tali. Un po’ per capire i vostri gusti, un po’ per capire i vostri riferimenti culturali, un po’ per confrontare la poetica, l’immaginario di tre testi così diversi. Che raccontano la realtà, ma forse non la stessa.
Per cominciare, citerei un verso di ognuna:
“Giuro ti prometto / che io mi impegnerò / io farò di tutto però / se il mondo col suo delirio / riuscirà ad entrare e far danni / ti prego dimmi che / combatterai insieme a me” (883 – Io ci sarò)
“Tu non credere se qualcuno ti dirà che non sono più lo stesso ormai / Pioggia e sole abbaiano e mordono ma lasciano, lasciano il tempo che trovano” (F. De Gregori – Sempre e per sempre)
“Sei il colore che non ho / e non catturerò / ma se ci fosse un metodo / vorrei che fosse il mio” (Afterhours – Bianca)
E se queste scelte non vi piacciono, proponetene altre. Ma diteci il perchè.
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Posted by Cliente on 23 feb 2012 in Al Bancone | 26 comments
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Come apro la porta, Giulia esce dal bancone e si siede al mio tavolo preferito.
Dice: “Fai, fai tu! Uno anche per me, grazie”.
Mi conosce, Giulia: sa che sono una di quelle clienti che è impossibile accontentare.
Quando facevo la barista, il cappuccino avevo imparato a farlo bene. O almeno, lo facevo esattamente come piace a me.
Giulia, stanca delle mie continue critiche, ha deciso che è più semplice se, quando passo di qui, mi arrangio da sola.
Questa mia incapacità di accettare ciò che non è come dovrebbe -secondo me- essere si manifesta anche scrivendo.
Dalla punteggiatura alla grammatica, all’attenzione alle sonorità prodotte durante la lettura ad alta voce, la fase di correzione è per me sempre più lunga della stesura del pezzo in sé ed è estenuante, specialmente per chi si trova a lavorare con me.
Col mio cappuccino perfetto mi siedo accanto alla mia amica e accendo il pc.
Quando mi vede aprire la cartella “revisione testi”, Giulia scoppia a ridere e tossire, piano e forte: lei già sa.
lasaRamandra vive ad Amsterdam e lavora in un pastificio.
Ama le colazioni che durano ore, i palindromi, e certi animali un po’ mollicci come le rane e le
lucertole. Mille anni fa ha scritto un libro che s’intitola “Dionigio lo scarabigio e altre storie” e che i bambini amano molto.
Più recentemente ha scritto dell’altro che si trova (quasi) tutto sul suo blog.
blog personale: http://lasaramandra.blogspot.com/
blog collettivo su Amsterdam http://www.zingarate.com/network/amsterdam/
tumblr: http://cartigliearsomigli.tumblr.com/
mio ebook che ti puoi scaricare gratis:
http://barabba-log.blogspot.com/2012/02/barabba-elettrolibri-hanno-ucciso.html%23http://barabba-log.blogspot.com/2012/02
mailto: lasaramandra@gmail.com
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Mentre carico gli ultimi bicchieri nella lavastoviglie e la avvio, ancora con lo strofinaccio in mano, mi appoggio al bancone e mi godo per un attimo il silenzio del bar stranamente vuoto. Un bar non è mai vuoto del tutto, è come se le parole galleggiassero qua e là e si appiccicassero ai tavoli, alle tendine, ai tramezzini incellophanati. Ma oggi, insieme alle parole, galleggiano anche un sacco di numeri nell’aria.
Ci sono due zeri vicini, si leggono doppiozero e si traducono in un’associazione culturale che ha creato un luogo di scambio e confronto su temi attuali, legati al mondo della cultura e dell’editoria, con videointerviste, dossier, blog e rubriche tenute da scrittori, poeti e artisti che offrono diversi punti di vista sull’attualità italiana ed internazionale.
Setteperuno fa sempre sette. Sette autori al mese (scrittori, fotografi, illustratori o videomaker), uno per ogni giorno della settimana, ognuno con il proprio stile, il proprio sguardo e una storia raccontata in quattro puntate. Bello da leggere giornalmente, ma bello pure da partecipare.
E se il 26 febbraio passate per caso da Sarzana (SP) e sentite della musica provenire dalla libreria Il Terzo Luogo, entrateci. Musica e parole si fondono per raccontare il libro di Antonella Di Martino: Diecipercento e la Gran Signora dei tonti, edito da Autodafè.
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Era abituato a vedere, la mattina, mentre s’incamminava verso il bar dov’era solito prendere il caffè, Suv parcheggiati in doppia fila, sul marciapiede e anche in mezzo alla carreggiata. Lo stridio dei clacson lo svegliava all’alba e lo inchiodava a un’emicrania ormai cronica. Una mattina, gli occhi gonfi, le palpebre cascanti, lesse sul quotidiano di una donna che alla guida di un Suv aveva ucciso un bimbo di quattro anni facendo manovra davanti a un asilo. Quando tornò a casa prese un romanzo dalla libreria, quindi in cartoleria si fece fare un centinaio di copie della copertina. Ogni volta che vedeva un Suv in doppia fila, sul marciapiede o parcheggiato in mezzo alla strada usciva dal bar e lasciava un foglio sotto il tergicristallo.
Passarono diverse settimane, finché si rese conto che non c’erano più Suv in tutta la via.
Se ora la notte riusciva a dormire bene, poteva ringraziare il primo romanzo di Spillane.
Presto sarebbe passato al lungo viale poco distante dall’ufficio.

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