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Gli operai non si capacitavano. Avevano misurato più volte il piano su cui montare il bancone ma qualcosa, al momento della posa, non quadrava.
«Non ci sta, sfora di poco.»
Ricontrollarono con i metri, calcolarono le possibili inclinazioni del granito, ripresero nuovamente le misure e le riportarono, in scala, sulla mappa.
«Niente da fare, c’è qualcosa che non capisco» disse il capocantiere.
«Non è possibile, le misure sono giuste, le abbiamo prese una dozzina di volte» confermò il manovale.
Il bancone nuovo per il bar era più lungo del piano per il quale era stato progettato.
«E ora che facciamo?»
Il vecchio si guardò intorno, gli scaffali della parte libreria erano coperti di teli protettivi. Ne scostò uno ed esaminò le coste.
«Ci sono» disse, sfilando un pesante tomo di Bolaño e poggiandolo nel buco sotto il bancone. «Così creiamo uno zoccolo.»
«Reggerà?»
«È più solido del marmo.»
Terminarono il lavoro. Il capocantiere, alla fine, pagò due copie del romanzo, una da portare a casa.


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Un uomo sulla quarantina sta animatamente discutendo al telefono con una certa Laura. Alza la voce, parla di ritardi, disguidi, cattiva organizzazione. Io e la ragazza al bancone ci guardiamo col sopracciglio alzato, di fronte ad un cappuccino, lei, e addentando un cornetto, io.

“Certa gente di primo mattino è già lì che urla e sbraita e inquina acusticamente l’aria”, le dico, “gli servirebbe una vacanza forzata su un eremo, giusto il tempo di rimettersi in pace col mondo”. “L’eremo piacerebbe anche a me, magari quando torno dalla crociera letteraria”, mi risponde.

No, perché mi spiega che K.Lit, il primo Festival dei blog letterari che si terrà a Thiene (VI) il 7 e l’8 luglio, tra le altre iniziative, organizza questa crociera letteraria, all’interno della quale si può frequentare un corso di scrittura, incontrare un autore conosciuto a livello nazionale, scrivere un breve racconto che, se verrà scelto, potrà essere inserito nel primo e-book MSC crociere. Insomma, una crociera dove non ci si annoia e soprattutto si evitano i trenini attorno alla piscina. Parte il 22 ottobre da Napoli. E non sarà un eremo, ma direi che è comunque interessante.

Tornando ad ora, ai prossimi giorni. A maggio sbocciano i fiori, ma pure i libri. Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e ha il nobile obiettivo di evidenziare quanto sia importante la lettura per la nostra crescita personale, sociale e civile. Sul sito sono presenti tutte le iniziative -davvero un’infinità- divise per Regione e tutto questo fino al 23 maggio 2012. Una proroga fino al 23 maggio 2013 no, eh?

Ah, giusto, il mondo finisce prima. Ok, i Maya hanno detto che qualcosa succederà, ma mica si sa bene cosa! Manco Giacobbo è riuscito a definire i dettagli di questa profezia (e quando mai). Però, secondo me, voi avete più fantasia di tutti i Maya e tutti i Giacobbo messi insieme e lo potete dimostrare nel concorso Cronache della fine del mondo 21/12/2012. Tra tutti i racconti inviati entro il 30 giugno, ne verranno scelti 21 che faranno parte dell’antologia omonima edita da Historica. Uscita prevista: novembre 2012 (ché non si sa mai).

Resto ai confini della realtà e vi dico che su Twitter, se seguite i @FratelliGrimm, dal 7 maggio al 7 giugno, ci sarà un’esperienza collettiva di riscrittura di molte delle loro fiabe, tipo Cenerentola, Pollicino e Cappuccetto Rosso. Tutto quello che uscirà fuori da questo storytelling collettivo prenderà forma di podcast,  verrà letto da Matteo Caccia e pubblicato sul sito del Goethe Institut.

C’è da divertirsi.


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Giulio ci scrive: “Perché quando scrivo ricevo complimenti dagli amici e non dagli addetti al lavoro?”
Ecco, a parte il fatto che ricevere complimenti da quelli che tu chiami addetti al lavoro è quasi impossibile (al massimo ti diranno “funziona” o “possiamo provare a farne un libro”), c’è da dire che i complimenti sono un materiale da maneggiare con molta cura. Quanti complimenti sono attendibili? Quanti sono obiettivi? Quanti sinceri? Quanti sono invece influenzati dal legame che si ha con l’autore, dalla paura di ferirlo o scoraggiarlo? Quanti sono fatti per il quieto vivere e quanti (soprattutto nelle community sul web) per incoraggiare commenti positivi alle PROPRIE opere?
Per te che scrivi e non accetti che persone estranee non siano così entusiaste del tuo lavoro, queste domande devono essere un tarlo. Non sono gli estranei ad essere prevenuti nei tuoi confronti: forse sono i tuoi amici ad essere prevenuti in senso contrario. Come dico sempre, la mamma non conta come fan.


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Finale

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Oggi invece che un incipit vi proponiamo un finale a cui ho tolto la frase finale. Come al solito, continuatelo, riscrivetelo, commentatelo, giudicate il lavoro degli altri. Divertitevi!

“Che strano!” disse la ragazza avanzando cautamente. “Che porta pesante!” Così dicendo la toccò, e si chiuse improvvisamente, con un tonfo.
“Mio Dio!” disse l’uomo. “Mi sembra che all’interno sia priva di serratura. Ci ha chiusi dentro tutti e due!”

“Tutti e due no. Uno solo,” disse la ragazza.



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Al bancone una donna bionda, tiene in mano un flûte ma sembra più interessata a guardarsi intorno che a bere. Vicino agli scaffali, nel posto si vendono anche libri, un ragazzo d’una decina d’anni più giovane. I loro occhi rimangono incastrati per un istante, a lui scappa un sorriso prima di tornare alla copertina. Si sente, in quel momento, in una storia degli anni Trenta, di quelle in cui i bravi ragazzi come lui si fanno traviare da Lana Turner o Jane Greer. Posa il libro di Cain sullo scaffale: avverte sulla nuca lo sguardo di lei e allora si gira, va deciso al bancone, ordina un caffè, la prima cosa che gli viene in mente, e si siede lì vicino. La donna lo fissa, arricciando le labbra, beve un sorso di champagne. Non ha i guanti lunghi neri ma le starebbero bene. Chiude gli occhi, il ragazzo, e cerca una frase giusta per l’occasione, una frase da uomo. Quando li riapre lei è scesa dallo sgabello e si dirige alla porta, il marito sorridente che l’attende, un passeggino a fianco.


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Lo vedete quell’uomo seduto lì in fondo? Appena l’ho visto, ho pensato “ecco, questo adesso mi chiede qualcosa da bere e va a sedersi da solo, lontano da tutti” e così è stato, è almeno un’ora che non alza la testa dal libro che tiene in mano. Quella ragazza che è appena uscita, invece, è una di quelle che appena entrano, ti sorridono e ti dicono buongiorno come se davvero lo fosse, anche se sono zuppe perché fuori diluvia. E’ una di quelle persone che, prima di chiederti una spremuta o un tè o qualsiasi altra cosa, parlano un po’, così, per rompere il ghiaccio, e spesso restano qui, al bancone, a raccontarmi le cose tra un cliente e l’altro.

Spesso mi chiedo come facciano, queste persone, alle nove del mattino, ad avere già tante cose da dire, ma forse ha ragione Paul Auster, le storie capitano solo a chi le sa raccontare.

Su Cowbird, ad esempio, di storie ce ne sono tante. Cowbird è una comunità di storyteller, di narratori. Alcune storie sono fatte di un’immagine e poche frasi, altre sono più articolate, ma tutte si possono cercare e leggere in base alle persone che le hanno scritte, ai luoghi in cui sono ambientate o ai temi che trattano, ad esempio. E poi ci sono le saghe, come quella di Occupy e quella di San Valentino. Insomma, storie che si intrecciano, che ispirano e generano altre storie. Una piccola comunità in cui il primo passo è richiedere l’invito per farne parte e, subito dopo, mettersi a raccontare.

In altri posti, poi, può succedere di tutto, tipo cambiare una storia già scritta. Su THe iNCIPIT, infatti, l’unica cosa certa è come la storia inizia. Quello che succede dopo è scelto dagli utenti, che possono votare tra diversi sviluppi della trama, suggerire nuovi elementi da aggiungere, discutere con l’autore e gli altri lettori attraverso i commenti. Un romanzo interattivo online “a metà tra gioco e narrativa”, dicono. Io sono andata a ficcarci il naso e la cosa sembra interessante.

Anche il blu è un colore interessante, vero? Lo è ancora di più quando può farvi vincere una copia del nuovo romanzo di Christopher Moore, Sacré Bleu, che uscirà in Italia il 3 maggio per Elliot Edizioni. Basta scattare una fotografia o scrivere quello che questo colore evoca in voi, qualsiasi cosa, entro il 21 aprile. Tutte le foto e i testi verranno pubblicati sul blog dedicato e sulla pagina facebook, ma solo i migliori si aggiudicheranno una copia del libro.

Oppure potete sempre andarvelo a comprare e, già che ci siete, dire a quelli di Marcos y Marcos cosa significa per voi andare in libreria. C’è questo concorso il cui scopo è inventarsi uno slogan, entro il 23 aprile, che inizia con “Andare in libreria…”. I quattro slogan finalisti si sfideranno con un Elogio della Libreria al Salone del Libro di Torino e il supervincitore si aggiudicherà una bicicletta.

Tra un po’ arriverà il bel tempo, due ruote e vento tra i capelli, ci sta.


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