1° giorno

Ho bisogno di un caffè nero bollente per riprendermi dalla delusione della prima lezione.
Mi aspettavo un’introduzione al laboratorio di scrittura: non c’è stata.
Mi aspettavo di partire da qualcosa di fortemente letterario: non è stato così.
Insomma, niente d’eclatante.
Docente d’eccezione Pino Scaccia che ci ha intrattenuto con i suoi racconti di reportage ed esperienza giornalistica. Peccato che la maggior parte dei colleghi abbia insistito con domande inerenti più alla televisione e alla spettacolarizzazione delle notizie che alla scrittura.
Insomma, a parte qualche timido tentativo per tornare al tema del corso, non è stato possibile cavare qualche informazione interessante dall’incontro.
Tra i miei appunti trovo consigli come: “scrivete semplice con concetti ridotti all’osso”, “usate le emozioni”, o ancora “partite da punti di vista diversi per raccontare la vostra storia magari calandovi nella situazione”.
Tre ore per qualche buon suggerimento; fortuna che è gratis!

About Simone Gentile

Si definisce "scrittore in cerca di una voce che lo soddisfi pienamente". Scrive, scrive, scrive, poi apre la finestra e fa tanti aeroplanini con la sua immaginazione.


19 Comments

  1. Francesco Pomponio

    Per Giuliana: Sono curioso, ma riuscirò a resistere e penserò le cose peggiori, e sicuramente la realtà sarà peggio ancora. COme sempre nel mondo dell’editoria italiana.

  2. Francesco Pomponio

    E dai, Faletti non scrive male nel suo genere. Io ho letto solo il primo “Io uccido” e mi è piaciuto molto. Non lo rileggerei, ma come lettura d’evasione non è male. C’è molto di peggio in giro. Ma non voglio andare fuori tema.

    E quello che penso delle scuole di scrittura l’ho detto anche troppe volte e oggi per l’appunto non mi va di farmi altri nemici :-)

    ciao

    • Pensa che io ho iniziato a evitare Faletti proprio dopo Io uccido, che era una delle robe più prevedibili e banali che mi sia mai capitato di leggere…

      • Francesco Pomponio

        allora hai cominciato subito. Era il suo primo libro. A me l’hanno regalato :-)

        • Lo so che era il primo. Ho pensato che se il buongiorno si vedeva dal mattino preferivo la mezzanotte! (poi con gli anni mi hanno raccontato anche un po’ di storie, su quel primo romanzo, ma non ho prove che non si tratti di leggende ad hoc, quindi non le riporto)

      • Faletti non riesco a mandarlo giù. Non lo snobbo come farei con Moccia o Volo (per quanto abbia letto qualcosa del secondo) ma mi puzza di bufala pubblicitaria.
        Boh!

  3. Avevo una cosa da dire a Simone, sull’aspettativa che si crea intorno alle prime lezioni. Le prime lezioni di corsi cosiddetti creativi sono sempre cariche dei nostri personali desideri. Ci immagniamo che nell’arco di magari tre ore qualcuno ci sveli finalmente quello che non sappiamo o non siamo mai riusciti a capire in anni di utilizzo della scrittura. Ecco, c’è un sottile particolare. Ognuno di noi si approccia a un corso con aspettative differenti e ha davanti un insegnante che con tutta la buona volontà non è e non sarà mai noi, pure che fosse l’insegnante migliore della terra, il più preparato, il più illuminante.
    Allora nella prima lezione succede che ci si esplora. Chi partecipa comincia a porre le domande che lo hanno spinto a scegliere proprio un corso di scrittura anziché di uncinetto, o le domande che vuole rivolgere a quell’insegnante nello specifico, perché lo conosce. Alla fin fine non è mai una prima lezione quella su cui basarsi per comprendere l’utilità di un corso, ma che l’utilità si comprenda a un certo punto del percorso intrapreso. Solo quando stai lavorando sul serio riesci a renderti conto se quello che ti viene consigliato effettivamente servendo per il tuo lavoro o se alla fin fine il tempo poteva essere meglio impiegato. Per esempio, appunto, con l’uncinetto!
    Caffè?

    • Ho fatto proprio questo tipo di riflessione dopo la prima giornata.
      Malgrado la profonda delusione, ma sarebbe meglio chiamarla insoddisfazione, ho deciso di tener duro.
      Pino Scaccia, nel suo piccolo spazio di approfondimento squisitamente letterario, ha saputo regalarmi qualche pezzettino di quel che cerco o voglio sentirmi dire.
      Grazie per il caffé. Lo prendo amaro, per adesso.

    • Le considerazioni di Giuliana, qui sopra, sono molto intelligenti. sono d’accordo con lei.

  4. Francesco Pomponio

    Scrivere semplice???
    Ma se non piace a nessuno, per primi agli editori…
    Oggi se non usi almeno mezzo dizionario non sei nessuno, e se quello che scrivi si capisce subito non vale la pena di leggerlo.
    Guardate come trattano Faletti e come invece sono considerati degli autori italiani viventi che secondo me dovrebbero farsi strecciare le idee da un buon parrucchiere dei cervelli.
    I romanzi italiani ormai (salvo poche eccezioni) non raccontano storie ma sono solo elucubrazioni e pagine di diario di adolescente, che sarebbe dovuto restare nel cassetto, chiuso a chiave, il diario e il cassetto. E pure l’adolescente.

    Scrivere semplice è un consiglio perfetto, solo che non dovrebbe essere un consiglio, dovrebbe essere impresso a fuoco nella mente di chi ha l’imp(r)udenza di dichiararsi scrittore.

    Augh! Ho detto…

    • “Ma se non piace a nessuno, per primi agli editori…”
      Ma sono editori che non vogliono bene ai lettori scusa. Ma su, ma dài, siamo in un epoca in cui si va di fretta, la gente non ha mica voglia di stare a tradurre quello che avrebbero voluto dire gli autori.
      “I romanzi italiani ormai (salvo poche eccezioni) non raccontano storie ma sono solo elucubrazioni e pagine di diario di adolescente, che sarebbe dovuto restare nel cassetto, chiuso a chiave, il diario e il cassetto. E pure l’adolescente.” Ahahahahah… su questo sono d’accordo per metà. Nei film invece si va dalla cagata comica alla cagata seria del tipo che descrivi tu. Tragedia.

      • Francesco Pomponio

        Ma infatti poi il libri non li leggono, però li comprano perché “se non si capisce dev’essere qualcosa di intellettuale”…
        Per la serie: “non lo so, ma ciò il libro a casa.”
        :-)
        fatemi essere un po’ cattivo stasera, che è stata una giornataccia…

        • Uhm. Francesco, io posso pure dirti che idealmente hai ragione, e che la gente deve scrivere semplice invece di riempire i suoi libri di paroloni. Non li sopporto nemmeno io, quelli che usano i paroloni, ma a dire la verità li evito pure come la peste quando sono in libreria, preferendo sempre e comunque gente che scrive storie, possibilmente belle, usando magari un linguaggio comprensibile ma abbastanza ricco o evocativo. Però ho la sensazione che qui stiamo un po’ esulando dalla questione consigli su come scrivere da dare a chi si approccia all’atto di scrivere, e stiamo entrando nella sfgera della considerazione di ciò che è degno di essere letto da parte degli intellettuali e da parte del pubblico che non fa scelte mirate ma si preoccupa di riempire gli scaffali di libri che qualcuno ha definito importanti. Potrebbe essere argomento di altre discussioni, in effetti, il quesito ‘perché qualcuno ha deciso che dovevo leggere Piperno?’
          (comunque Faletti te lo boccio. In assoluto. Faletti, no! :D )

        • “Scrivere semplice” é un consiglio che ho molto apprezzato soprattutto perché citato e seguito da illustri scrittori quali hemingway e mccarthy (per citarne due).
          Spesso viene frainteso con “scrivere sempliciotto” che penso sia quel genere di orrore che allontana i lettori dalla carta stampata.
          Il diario adolescenziale fine a se stesso, la storia d’amore strampalata o il thriller telefonato uccidono la parola scritta.

  5. C’è da dire che magari uno dà per scontate delle cose che per altri non lo sono. ‘Scrivere semplice’ ad esempio non è affatto facile. Vi hanno fatto degli esempi?
    ‘Peccato che la maggior parte dei colleghi abbia insistito con domande inerenti più alla televisione e alla spettacolarizzazione delle notizie che alla scrittura.’ Domande tipo?

    • Per gli esempi non c’é stato il tempo visto che la maggior parte dei partecipanti si sono soffermati su domande tipo:
      perché fate vedere i morti ammazzati in guerra durante l’ora di pranzo e cena? (giuro)
      perché fate servizi su belen e corona? (purtroppo c’é stata pure questa)
      perché fate pochi programmi giornalistici? (al che Pino Scaccia ha giustamente snocciolato tutti i programmi giornalistici che ci sono in tv e l’interlocutrice ha risposto: ma non li seguo, a me non piacciono!)

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