Voglio scrivere per Vanity Fair
Posted by Giuliana Dea on mag 7, 2012 in Al Bancone | 8 commentsAlla fine l’ho letto. È scorrevole, eh. Ogni tanto ti strappa una risata, all’inizio fanno simpatia, la ricerca spasmodica di pezzi vintage a poco prezzo, l’organizzazione di un matrimonio low co(a)st e il racconto dei personaggi intervistati nonostante l’ottusità del capo retrogrado.
Però.
Dopo un po’ ti dici vediamo come va a finire, e continui a leggere. Succedono sì cose, ma nella testa della protagonista, perché la storia è statica. Gradualmente si trasforma in un elenco di avvenimenti o acquisti, ma non succede nulla per giustificare più di 200 pagine di attenzione. Peccato. C’erano conflitti da elaborare: con i genitori, con i suoceri, con la collega stronza e il capo retrogrado, col marito, con una società che non permette di programmare un futuro. Tutti accennati e non sviluppati. Anche il grande sogno, quello di incontrare il Diretur, resta lì, nella testa di chi scrive.
Poteva essere Il Diavolo veste Prada in versione italiana. Invece è un’occasione sprecata.
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About Giuliana Dea
Sono un'ex sceneggiatrice ed ex aspirante pubblicatrice. Ora mi limito a scrivere per me, a tempo indeterminato (l'unica cosa indeterminata nella mia vita, perché per il mio lavoro vero ci ho rinunciato da un pezzo). Ho un romanzo mai pubblicato nel cassetto. Se mi cercate, potete provare all'Ufficio Reclami (il mio blog).
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Ci sono, ci sono! Ma in questi giorni Starbooks è lentissimo, persino più della mia linea.
Riguardo il libro in questione, cominciai a suo tempo a leggerlo e feci gli stessi commenti, forse più cattivi, ma più o meno gli stessi.
Anche a me sembrò un diavolo veste Prada de noantri…
francesco
Guarda che se fosse davvero Il Diavolo veste Prada sarebbe un gran bel romanzo, Francesco. Certo, dovrebbe essere all’italiana, rispecchiare quell’ambiente in chiave probabilmente meneghina, come si addice alla settimana della moda più pompata, ma sarebbe effettivamente qualcosa di buono. Io ho amato molto Il Diavolo veste Prada, non ero denigratoria. Tra i romanzi del genere è quello che riesce a travalicare la semplice letteratura chick-lit e mette molto bene in evidenza la piccola lotta interiore che metti in atto per fare quello che ti piace senza dover diventare una persona su cui vomiti davanti allo specchio.
)
Che poi è quello che potrebbe capitarti stando eternamente a contatto con il mondo della moda, se non tiri fuori barriere di difesa. (ho avuto qualche esperienza in proposito, durante i miei anni di peregrinaggio nel settore dell’audiovisivo… Meditavo quasi di scriverci una serie di post! La persona meno modaiola che la storia ricordi che partecipava a tutte le sfilate dove le wannabe Anna Wintour non avevano un accessorio uno fuori posto. Signora mia, non ho ancora capito come sono sopravvissuta!
Sono d’accordo con te, proprio quello intendevo dire. Io ho visto il film e poi mi sono comprato il libro e mi è piaciuto molto, più del film, che non è male.
Magari fosse la metà di quel libro lì…
ciao
Francesco
Ah, occhei, sono io che penso sempre che la gente sia prevenuta nei confronti del Diavolo, e invece il Diavolo è bello! Lunga vita al diavolo!
Sono d’accordo con tutto, eccetto che con l’espressione “matrimonio low coast” perchè non mi sembra che vadano in viaggio di nozze a Rimini…
Ma non fanno nemmeno una crociera intorno al mondo o tre settimane in Australia, che costerebbero decisamente di più!
(almeno un viaggio decente per il matrimonio, persino ritardato, glielo vorrai concedere?)
Scusa facevo una battuta stupida per intendere che si scrive COST e non COAST
Ah. L’ho pure riletto tre volte. Che faccio, correggo?