Da consumarsi preferibilmente entro…

Torno da una giornata con un’amica scrittrice. Di quelle che hanno pubblicato con editori importanti, eh, mica pizza e fichi. Mi dice sta cosa strana, che i romanzi hanno una scadenza.

Ora, io sta cosa della scadenza dei romanzi l’avevo già sentita, però mi provoca qualche problema. Posso capire perché un litro di latte abbia una scadenza, in fondo è un alimento deperibile. Se non lo usi entro un certo periodo non è più buono, o peggio può provocare qualche problema fisico.

Ma un romanzo. Perché ha una scadenza? Insomma, perché un romanzo appena uscito dopo sei mesi diventa già vecchio? Provoca problemi alla salute? E se è così, perché non metterci la data di scadenza direttamente, ai romanzi?

Che poi, voglio dire, io mi rileggo di continuo gente che ha scritto nell’ottocento. Mica mi vorranno dire che Orgoglio e pregiudizio ormai ha fatto la muffa.

Mentre ci rifletto mi mangio un biscotto del lettore. Speriamo che non sia scaduto anche questo…

About Giuliana Dea

Sono un'ex sceneggiatrice ed ex aspirante pubblicatrice. Ora mi limito a scrivere per me, a tempo indeterminato (l'unica cosa indeterminata nella mia vita, perché per il mio lavoro vero ci ho rinunciato da un pezzo). Ho un romanzo mai pubblicato nel cassetto. Se mi cercate, potete provare all'Ufficio Reclami (il mio blog).


32 Comments

  1. Anche io sono d’accordo sul fatto che i libri in voga in quel momento sono quelli che scadono, soprattutto quelli di un certo genere commerciale o quelli scritti “a quattro mani” che sfruttano l’immagine di certi personaggi popolari, come calciatori, veline, cantanti, ma che non sono dichiaratamente scrittori.

    • Però io mi riferivo alla scadenza dei romanzi, non alle barzellette di Totti. Che quelle, se scadono, anche chissene. Con tutto il rispetto per il Capitano. Ma un romanzo che scade. Deve essere davvero una ciofeca, nella mia personale scala di valutazione, un romanzo che può scadere. Poi io non ragiono con le scale di valori degli editori e del mercato editoriale, va da sé…

      • Cara Giuliana, mi sono persa!
        Se escludiamo gli autori di moda, un romanzo non scade, neppure se per qualcuno è una ciofeca!
        Un romanzo può essere riconosciuto subito come capolavoro universale (oggi come oggi è spesso questione di marketing); può impiegare anni a farsi conoscere e, improvvisamente, risalire la classifica; può rimanere un buon libro con i suoi estimatori, che non sono un numero dato e finito una volta per tutte…ma scadere, proprio no! Il discorso sulla scadenza è solo un discorso di opportunità economica immediata, nulla a che vedere con la letteratura, la scrittura, il gusto dei lettori!
        Ecco, come al solito, sono stata breve e morigerata ;-)
        Ci beviamo qualcosa? Qui, mi sa che bisogna tornare alla cioccolata calda.
        Anna

        • Beh, allora non mi sono spiegata a sufficienza, perché il senso del mio post, da non addetta ai lavori, era proprio quello! :D
          Che mi sta a dire che un romanzo ha una scadenza? Un buon romanzo non può scadere. Citavo gente che in libreria non scade mai apposta. E che invece a mio parere, a pubblicare oggi, sarebbe stata ritirata al volo dagli scaffali, secondo il mercato editoriale. (poi tralasciamo il fatto che un altro dei miei autori preferiti, tal Dickens, scriveva i suoi romanzi per un mero scopo commerciale. Però commerciali o non commerciali, glie volemo dì quarcosa, a Oliver Twist e a Pip?)
          Comunque concordo. Io mi preparo un vin brulé.

  2. Ora capisco molte cose: io ho lavorato in libreria (qualche anno fa) e non riuscivo a capire come mai il titolare, a scadenza periodica, saccheggiasse gli scaffali togliendo dei titoli e rendendoli. Grazie alla spiegazione di Autodafè sui meccanismi del reso, ho capito che erano una sorta di “spedizioni punitive” nei confronti dei libri rei di non aver venduto abbastanza. Inutile dire che, dopo qualche settimana di queste “deportazioni” in cui finivano anche dei libri che a me piacevano, avevo iniziato a nascondere dei titoli negli scaffali più dietro, salvo poi venderli alla signora che era venuta a comprare un regalo di compleanno ma non sapeva bene cosa, oppure al ragazzo a cui i professori avevano consigliato di leggere di più “ma-che-palle-questi-che-vogliono-da-me”. Piazzavo i titoli che salvavo dal reso e mi sentivo un pò felice che fossero usciti dal magazzino e fossero arrivati in una casa dove, speravo, qualcuno li avrebbe letti. In effetti, trovo calzante anche l’idea di Beatrice sui libri stagionali, come la moda. Ma anche così secondo me, ci sarebbero quelli (come me) che hanno dei grandi classici nella libreria come nell’armadio e che del passaggio modaiolo non se ne possono fregare di meno.

    • Brava Ramona, se mai dovessi tornare a lavorare in libreria, faccelo sapere: saremo lieti di fare arrivare i nostri libri nel magazzino da dove tu li libererai per farli andare per il mondo!
      Ti offro da bere, valà!
      Anna

  3. Francesco Pomponio

    Grazie! Proverò a cercarli su Amazon

    ti tengo informata

  4. Francesco Pomponio

    Ma è solo un caso se oggi la maggior parte dei libri di autori italiani supera di rado le 120 pagine? È colpa di chi scrive o di chi pubblica? O di chi legge che poi sennò si sforza la vista…

    • Oddio… Dipende dai libri italiani, eh. Io ne ho visti (in lista di attesa, attualmente) parecchi che superano anche le 200 pagine. Poi la lunghezza di un libro non ne garantisce automaticamente la qualità. Le storie hanno la loro durata, che può stare perfettamente all’interno delle 120 pagine. A volte ne necessitano di più e a volte di meno.

      • Francesco Pomponio

        Infatti, Il vecchio e il mare, Il piccolo principe, Canto di Natale, Il giovane Holden, Uomini e topi, Festa Mobile, … non me ne vengono altri. (tutti morti gli autori, purtroppo)
        Di quelli italiani vivi, qualcuno l’ho letto ma preferisco non citarlo. Non vorrei rischiare di fargli pubblicità.
        Però se ne conoscete qualcuno che scrive belle storie, pur se brevi, che non siano una confessione o un parlarsi addosso e macerare i loro drammi esistenziali, se vi va segnalatemelo. Casomai lo leggo :-)

        • Mah, io qualcuno lo conoscerei, se posso provare a consigliare. È un’amica, eh, quindi potreste dirmi che sono di parte. Ma a me piacciono molto i romanzi di Cinzia Pierangelini e soprattutto il suo stile. Ho letto, di suo, Eraclito e il muro e La jatta. Sono reperibili, spero (si tratta di romanzi ampiamente scaduti, secondo il nostro amato mercato editoriale, perché pubblicati ormai da qualche anno, e da un piccolo editore non a pagamento), su IBS e pure sul sito Feltrinelli. Almeno lo erano. Non so su Amazon. Si potrebbe provare. (poi posso consigliare anche altra gente, ma un commento alla volta)

        • Be’, noi siamo nati proprio con l’intento di pubblicare libri di autori che non si parlassero addosso…se ti va, dai un’occhiata al nostro sito!
          (spero che questo messaggio non venga considerato pubblicità).
          In ogni caso, beviamoci su: io prenderei un latte di mandorla, di quello vero, però!
          Anna

  5. Allora si potrebbe fare una collezione inverno e una estate, come per i vestiti e poi fare gli sconti di fine stagione.
    Signori e Signore, ecco a voi l’ultimo accessorio per serate galanti, quest’anno è il noir svizzero, con assassini metodici; ogni libro centoventi pagine, adatte alla vita impegnata del lettore moderno. E come accessorio per questa stagione un romanzo d’amore da portare in borsetta, con tanto di copertina glitterata, l’oggetto più glamour di queste sere di inizio estate.

    Ma per favore >.<

    • Beh, avrebbe quasi più senso! ;-)

    • Forte questo commento. La cosa triste è che così ci permetterebbe di restare in libreria più di quello che restiamo ora. Ed è tutto dire.

    • Questa dei libri di moda mi fa venire in mente un consiglio che ci fu dato da un amico editore e appassionato lettore quando, ancora in fase di progettazione della nostra casa editrice, gli abbiamo chiesto qualche consiglio generale dopo aver esposto la nostra idea: narrativa italiana che permettesse una riflessione sulla realtà sociale italiana di oggi.
      Ecco, lui ha detto “interessante, in effetti in questo periodo non si trovano molti libri con la linea editoriale che avete in mente…” e ha concluso: “però, dovreste inserire anche qualche altra collana, qualcosa di moda… Potreste cavalcare l’onda dei gialli scandinavi, ad esempio: questo vi permetterebbe un guadagno sicuro così da potervi pagare la vostra idea che ha un mercato molto più ristretto…”
      Noi, ovviamente, non abbiamo cavalcato alcuna onda, non era quello che ci interessava…forse aveva ragione lui, però!
      Anna

  6. Parliamo anche degli invii d’ufficio che sono un danno devastante secondo me per i librai e per editori. Scatole di libri non richiesti che vengono spediti automaticamente dai distributori ai librai senza che questi li abbiano richiesti. Sappiamo di librai che li rimandano indietro senza neanche aprirli. Non sarebbe meglio lasciar scegliere i librai? E se poi scelgono pile di vespa, andranno incontro al fatto che il lettore va da fnac o da su amazon a comprarli perché c’è più sconto. Ricordiamoci però che ci sono ancora librai che fanno il loro lavoro di selezione.

    • Sì, sarebbe meglio far scegliere ai librai…ma con tutte le proposte che gli arrivano, anche i librai, spesso, si buttano sull’autore conosciuto e di moda che garantisce qualche entrata certa. Poi, però, non può reggere la concorrenza delle grandi catene e finisce male! Quello dell’editoria, come abbiamo detto tante volte, è un mondo corrotto dove sopravvivono poche realtà virtuose.
      E, per tornare al tema della scadenza dei libri, lì il problema è anche quello del sistema delle rese…
      Anna

      • Ecco, come funziona il sistema delle rese?

        • Oddio! Ne avevo già parlato in “La posta degli autori solitari – 5″. Sei sicura che vuoi rileggere tutta la storia?
          Allora, più o meno funziona così.
          Il libraio acquista un tot di libri (li paga, per intenderci) però conserva il diritto di rendere quelli invenduti quando vuole (all’infinito). E’ ovvio che quando il libraio rende i libri si vede restituire i soldi che aveva già versato.
          Ora, avviene che quando il libraio ha bisogno di liquidità va in magazzino e fa una bella raccolta di libri da restituire: in genere in base ai soldi che gli servono, difficilmente valutando il valore dei titoli.
          A questo punto l’editore per evitare di dover restituire denaro (che, magari ha già investito per altre produzioni o per pagare il lavoro autoriale ed editoriale) offre al libraio altri libri: è una sorta di scambio merce tra titoli vecchi e titoli nuovi.
          Questo sistema, nel tempo, ha portato gli editori (che possono permetterselo) a pubblicare sempre più titoli per avere sempre merce fresca a disposizione in cambio delle rese. Dall’altra parte, il libraio è indotto a tenere i libri sempre meno tempo in libreria e a scambiarli con nuovi titoli nella speranza di vendere sull’onda della “novità”.
          E’ inteso che il sistema si è incancrenito col tempo fino ad arrivare all’aberrazione odierna di titoli che restano sullo scaffale non più di un mese per passare poi ai canali a basso prezzo, alle offerte e a operazioni di varia natura (parliamo di marketing, gente!).
          Ovviamente tutto questo giro favorisce i grossi editori che hanno possibilità di grandi produzioni e di grandi investimenti in comunicazione e pubblicità. E le grossevlibrerie, che hanno grandi spazi e possono permettersi di “vendere” gli spazi agli editori paganti (o a se stessi, se sono librerie di catena). Per i piccoli (editori e librai) esistono delle alternative, che però richiedono molto impegno, costanza, onestà e rispetto reciproco e un po’ di lavoro in più.
          Spero di essermi spiegata. Ora gradirei una camomilla, perché questo argomento mi fa molto innervosire. Grazie
          Anna

        • Mi sa che mi ero persa la spiegazione nei commenti sotto la posta degli autori solitari. Chiedo venia, ma qui tra il servizio al bamco e ai tavoli, le pulizie e i cartoni del latte scaduto non riesco a tenere tutto sotto controllo!
          Camomilla in arrivo.

  7. E certo! Ci credo che i romanzi scadono! Con la mentalità degli editor che mirano solo a venderli, e quindi a farli apparire attuali, in linea con la moda e il gusto del momento, mi sembra anche giusto che i romanzi scadano. Essendo articoli di consumo come gli yogurt, il fatto che abbiano una scadenza è la più naturale delle conseguenze. Provate a leggere un grande best seller di dieci anni fa e vedere se non vi si rivoltano le interiora come accade quando bevete del latte avariato. I libri, ahinoi, hanno perso quella natura di prodotto “a sè”, sono diventati un banale bene di consumo. Ed è fisiologico che, in quanto tali, siano soggetti ad essere consumati preferibilmente entro il.

  8. Non me ne parlare! Come è irritante sentirsi chiedere “quando è uscito il vostro ultimo libro? …ah, due mesi fa… e adesso con cosa state uscendo?”. Sopratutto è insopportabile quando chi pone tali domande conosce a malapena i libri che hai pubblicato finora e non si è nemmeno letto uno dei titoli del tuo catalogo.
    Che poi, a ben guardare, anche il latte a volte è bevibile ancora qualche giorno dopo la data di scadenza!
    Anche io un biscotto del lettore, con un bicchiere di latte scaduto ieri, grazie.
    Anna

  9. I romanzi che scadono sono quelli scritti per moda, per vendere, per marketing. Purtroppo i librai (una razza che andrebbe bonificata alla radice) mica distinguono. Per questo viva la Rete, perché attraverso gli ordini online i libri continuano a vivere.

    • Insomma, da quello che dice Andrea pure i romanzi che pubblica lui vengono considerarti merce da restituire dopo un tot di tempo. E paradossalmente io ho sempre l’impressione che i romanzi scritti per moda rientrino sempre dalla finestra, quando escono dalla porta, mentre roba che fatichi pure a trovare, in libreria, una volta che esce in sordina nemmeno ci rimette più piede. Pure roba di qualità.

  10. Eh, non dirlo a me! Librai che rendono libri dopo neanche un mese! Magari fossero almeno sei ;-)

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