Sai fare di meglio?

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Ciao Amici,

un nuovo pezzo con cui dilettarvi. Le regole sono le stesse di sempre: a partire dal brano qui sotto, vi invitiamo a riscriverlo, a correggerlo, a stravolgerlo. Quello che volete, purchè veicoliate lo stesso messaggio, con parole vostre.

L’incendio, in alcuni minuti, divampò violentemente, e tutta la fabbrica, con incredibile rapidità, fu presa dal fuoco. Mi trovai tagliata ogni uscita dalla mia camera, eccetto la finestra. La folla frattanto si era procurata una lunga scala, e l’alzò. Afferratomi ad essa io cominciai a discendere, e già mi credevo salvo quand’ecco un enorme maiale, la cui vasta pancia e tutta la fisionomia in generale mi ricordarono in qualche modo l’Angelo del Bizzarro, si mise in testa, dopo essersene stato fino a quel momento a sonnecchiare placido nel fango, che aveva bisogno di grattarsi la spalla sinistra e non trovò nulla di meglio, per farlo, del piede della scala. Sicchè in un attimo precipitai sul selciato, ed ebbi la sventura di spezzarmi un braccio.

About Giulia Meli

Giulia Meli, ex scrittrice, rimane ferita nell’incendio del Blabla Hotel e, a causa di una contusione alla testa, soffre di una grave forma di amnesia. Barista a tempo pieno allo Starbooks-coffee fino a marzo ’12, oggi si dedica ad altri progetti.


10 Comments

  1. Meditavo sul suicidio mentre leggevo Poe e bevevo rum. La candela scivolò con me sul letto: la stanza prese fuoco in un lampo e dalla stanza passò alla fabbrica di carta igienica accanto. Mi svegliai di colpo e barcollando vidi una scala alla finestra. Accostai la mia mano a essa e con un lento movimento la rimandai indietro. Sentii delle urla, simili a grugniti, mi affacciai: la scala era finita su un grasso vigile del fuoco che adesso inveiva e bestemmiava. Si teneva un braccio, forse glielo avevo rotto. Decisi di realizzare ciò che mi ero proposto prima di tutto quel trambusto: affacciatomi alla finestra mi assicurai che non ci fosse nessuno che si potesse far male, poi mi lanciai. Non mi feci nulla, neanche un graffio. Succede, mi dissero.

  2. Come al solito giudico solo in base a quello che leggo qui SENZA tenere conto del contesto che non conosco.

    Prima riga: ‘in alcuni minuti, divampò violentemente, … con incredibile rapidità.’ Non c’è bisogno di ripetere tre volte in una riga il concetto che fuoco si mangia tutto in attimo. Ma visto un incendio che divampa violentemente ma con calma.
    “La folla frattanto si era procurata una lunga scala” ‘La folla’ mi sembra inadatto al contesto. Non mi vedo una ‘folla’ che alza una scala. Mi ci vedo un gruppo di persone al massimo.
    “Afferratomi ad essa io cominciai a discendere” Ovvio che la scala la discendi, è ridondante. Poi perché usare ‘discendere’: ‘Afferrai al scala e scesi.
    In generale trovo le frasi contorte, tante ripetizioni, ti racconta poco e non è evocativo, anche se la situazione è bizzarra.
    “Mi ricordarono in qualche modo l’Angelo del Bizzarro”. Ecco appunto. Cioè? Cosa vede sto tizio?

  3. Sul cornicione della mia finestra guardavo una folla che mi additava. D’accordo l’avventura, ma così era davvero troppa. Guardai la mia stanza, come in attesa dell’arrivo di qualcuno che volesse salvarmi, ma niente. D’altronde è proprio vero, far da sé è come far per tre. Fu solo quell’insopportabile puzzo di fumo e plastica bruciata a farmi vincere la paura delle altezze. Inforcai il primo piedino tremulo sul gradino della scala posizionata ad hoc, diedi uno sguardo al mio pc abbandonato alle fiamme, ancora aperto sulla pagina di Pinterest e iniziai la discesa. Forse non avrei dovuto sorridere così presto visto che di li a qualche secondo qualcosa andò storto. Precipitai nel vuoto salvata da una siepe di non so bene che. In ospedale mi dissero che un maiale, protagonista di uno spot televisivo, impazzito per il gran baccano, decise di colpire la scala. In ricordo dell’avventura ho un braccio che mi duole ogni autunno e una riserva infinita di carne di maiale sotto gelatina.

  4. L’incendio divampava in tutta la fabbrica. Dalla sola finestra e via di scampo della mia camera, vedevo, nella folla, qualcuno che sollevava una lunga scala verso la mia mano tesa che l’afferrava. Cominciavo a scendere i primi pioli, quando un maiale gigantesco, – che mi ricordava il Prof. Angelo detto il GranBizzarro, (il mio professore di disegno che mi guidava il polso sul foglio trasparente, con la mano grassa, unta di mortadella e il fischio del suo affanno dietro l’orecchio) – decideva di sfregarsi la schiena sul piede della scala. Piombavo sul selciato, spezzandomi un braccio in tre parti. Ero ancora dolorante quando il grugno umido della bestia mi attraversava le labbra e mi soffocava con tutto il suo rosa. Svenivo subito dopo. Mi rianimava la voce di Elvira, mia moglie: “Che cosa ti ha preso! Ti ho solo chiesto di cambiare una lampadina, amore! C’è anche la mamma, la riconosci? Ti stava tenendo lo scaletto!”.
    “Certo, tesoro; mica soffrirai di vertigini? Hai un…

  5. La giornata iniziata piatta e banale manifestò subito l’intenzione di volgersi al brutto: sistemare da sola l’archivio con l’ordine alfabetico limitato alla sola iniziale fu un lavoro immane. Dopo l’intera mattina, esausta, tolsi le cuffie del mp3 a forma di maialino e mi diressi verso il distributore automatico del caffè nella speranza di scambiare quattro parole; sia la postazione che tutti gli uffici erano stranamente deserti. Da sotto le porte proveniva una lamina di fumo: un incendio tra me e l’uscita!
    Mi precipitai nell’archivio, serrai la porta alle spalle e corsi alla finestra. La folla non si accorse subito della mia presenza, poi di colpo divenni più interessante dell’incendio stesso!
    Decisi di correre il rischio di rompermi una gamba e lanciarmi: ero solo al piano rialzato! Una scala fu appoggiata al muro ed iniziai una traballante discesa verso la salvezza; quando il piede lasciò l’ultimo piolo inciampai sul cavo delle cuffiette e riuscii a rompermi il braccio,…

  6. E il fuoco divampo’ e la fabbrica, in un attimo, cedette al suo abbraccio. Avevo un’unica via di scampo: la finestra. Afferrai la scala che la folla aveva portato. Le mie mani ne sentìrono appena il ruvido del legno che già cominciavo a scendere. Un passo, un altro e un altro ancora. Ero salvo. Forse. Feci in tempo a scorgere la sagoma placidamente rosea di un enorme maiale che, abbandonato il suo riposo fangoso, venne a grattarsi la spalla sinistra proprio al piede della scala. Ero precipitato a terra. Avevo un braccio rotto.

  7. Io i maiali li ho sempre odiati. Sempre. Ma se finora la mia avversione era immotivata o quasi, perlopiù figlia della ripugnanza estetica, adesso ho una ragione ben più seria per detestare queste bestie. Me ne sto qui, col braccio penzolante che mi fa male da morire, proprio a causa di un porco! Non poteva restarsene nel fango a riposare, no? Doveva grattarsi la spalla sinistra, invece! Ma dico: con tante cose, proprio sulla scala che stavo usando io doveva farlo? Ecco, per colpa di quel coso enorme, un po’ Angelo del Bizzarro, ora mi ritrovo a parlar di fango, maiali e bracci rotti invece di raccontare la mia eroica fuga dall’incendio. E già, ecco cosa ci facevo su quella scala. Mi mettevo in salvo dalle fiamme che in men che non si dica hanno bruciato l’intera fabbrica. Meno male che la gente, dal basso, ha sistemato una scala proprio sotto la finestra della mia camera. Se così non fosse stato a quest’ora sarei già bell’arrostito! Beh, a pensarci, non mi è andata poi così male…

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