Una vita così così

2266
Thanks!
An error occurred!
Una vita così così
Scarica


Titolo: Una vita così così

Autore: Erica Vagliengo

Formato: pdf

Categoria: Racconti

Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

Teaser: Dolce, amaro e assolutamente da leggere

Commenti


28 Comments

  1. Salve
    Racconto molto tagliente e sottile, un po’ come la carta di alcuni quaderni che può tagliare come una lama, a dispetto della sua innocua apparenza. Ben scritto.
    La scrittura è molto fluida e riesce a centrare bene il suo scopo, in un buon compromesso di asciuttezza ma anche di movimento e di espressività nello sviluppo narrativo del discorso.
    Diversi i piani possibili di lettura.
    La civiltà dell’immagine, a detta di Sergio Leone, era già una realtà consolidata negli ultimi anni della sua vita.
    I personaggi sono fermi e inanimati come davanti a un flash, fino all’attimo dello scatto, che li divora e li accende come unico polmone a mantenerli vivi del loro gelo.
    Fa pensare.
    Un saluto e un brava!
    l.s.

  2. Ok, assumo il ruolo di poliziotto cattivo ed elenco i punti del racconto che mi sembrano deboli (Erica, non volermene, ma mi hanno chiesto di dare una spallata al buonismo dei commenti):

    - Il racconto inizia da uno spunto interessante (i due tizi che vanno a caccia di foto coi vip), ma lo spunto alla fine non è sviluppato. Non ci viene raccontato né il prima né il dopo. Perché lo fanno? A chi dei due interessa? E perché non ci viene mostrato l’approccio con i vip? (Se i due avessero collezionato conchiglie sarebbe stato lo stesso).

    - Il racconto prende direzioni diverse. All’inizio le foto coi vip, poi l’allontanamento di lui, poi lei e il bambino. Ma sembrano tre storie diverse: bisognerebbe legarle meglio, motivando le scelte di lui e lei che sembrano assolutamente casuali.

    - Il racconto avrebbe bisogno di editing. Anche stilisticamente è discontinuo e non so se sia una scelta consapevole.

    • Concludendo l’ultimo punto.
      All’inizio ci sono frasi un po’ contorte (“Dopo qualche mese, decisero di dedicare un’intera parete del salotto della casa di lei, alle foto”), più avanti frasi spezzettate (cfr. “Racconti” del post precedente).

      Okay, ecco come farsi dei nemici ;-)

      • Confesso di aver letto questo racconto diverso tempo fa e non posso scendere nel dettaglio. Però sono d’accordo sul fatto che lo spunto delle foto dei vip non è sufficientemente sviluppato (è l’oggetto della mia prossima lezione “semina/raccolta”).

    • Ciao, Andrea.
      Senza alcun tipo di polemica con nessuno, il termine buonismo può essere pericoloso, soprattutto per chi commenta e scrive racconti su Starbook, come nel mio caso, , dal momento che potrebbe far pensare al fatto che il mio giudizio buono o buonista sia legato alla preoccupazione di subirne uno negativo. Mi permetto di aggiungere che io scrivo quello che il racconto al momento mi trasmette e non mi sembra di essere buonista. Parlo sulle linee generali, naturalmente.
      saluti,
      l.s.

      • Luigi, non mi riferivo a te. Quando è nato questo discorso con Carlotta, non avevo ancora letto il tuo commento. Quindi con “buonismo” non volevo attaccare nessuno, tantomeno te. Volevo solo uscire dallo schema “bravo/a, mi è piaciuto” e fare un po’ di pulci da bravo rompiscatole quale sono.

    • Massì andrea, figurati, mi sa che anche vincessi il Pulitzer, avresti qualcosa da porre in evidenza.
      Ma va bene così, le critiche motivate servono a non sentirsi mai arrivati.
      Una cosa va detta, però, il racconto è passato sotto le mani di un editor professionista, quindi accetto tutto, tranne l’appunto sull’editing.
      erica v.

  3. Ciao, Andrea.
    Mi sono sentito di precisare per amor di chiarezza del mio approccio ai testi che leggo, ma senza contestare la tua idea che rimane comunque legittima se inerente a un discorso più generico.
    D’altra parte l’etimologia di commĕntum latino, è nata come invenzione, trovata e poi come commento. Io la vivo un po’ troppo come invenzione e interpretazione sul testo che come opportunità di indagine correttiva o giudizio, questo forse ci sta e il tuo intervento, anche se non diretto a me, è anche un invito a riflettere su come modulare le mie prospettive critiche.
    In gamba e saluti.
    luigi

    • Anch’io ho inteso l’accenno al buonismo fatto da Andrea non tanto verso di te, Luigi, che fai critiche sempre interessanti, quanto al generico “mi piace / bene-bravo”. Commenti che mi deprimono.

  4. Ciao, Giulia.
    È chiarissimo. e ti ringrazio. Molte volte la posizione degli interventi, quando succede a un commento, può sembrare una risposta o un’interazione al proprio. Solo per questo ho avuto il dubbio.
    Siete tutti molto in gamba ed è anche giusto che controlliate l’aria che tira sul sito, in modo da renderlo quanto più vivo e interessante per tutti.
    Buona giornata e a presto.
    luigi

  5. Ah, dimenticavo: azzeccata la scelta della copertina. Di chi è stata?

  6. Ho letto il racconto (halleluja!) e devo dire che in un certo senso concordo con Andrea, sull’impressione che si tratti di tre storie, tutte e tre con ampie possibilità di sviluppi ulteriori.
    Però devo anche dire un’altra cosa, che mi fa gradire il racconto così com’è, senza bisogno di andare a spiegare altro.
    Mi piace la leggerezza e il minimalismo con cui si racconta la crescita e il cambio di prospettiva di lei, che prende una decisione per smettere di sentirsi una donnina così-così. E mi piace anche che non sia dato spazio alle motivazioni di lui, perché la storia, pur parlando di due persone e del loro rapporto di coppia, in definitiva ha una protagonista. Quindi volendo potrebbe esserci spazio per un approfondimento delle tre storie, che potrebbero essere raccontate addirittura a sé, ma a me il racconto lascia un bel retrogusto, e soprattutto mi lascia la possibilità di immaginare il resto.

    • Giuliana, hai perfettamente capito l’ottica della protagonista, che racconta la storia. In questo racconto, non mi interessava il punto di vista di lui, perchè, confermo, la protagonista è una sola, lei.
      Però, riflettendoci, è interessante la faccenda delle 3 storie dagli sviluppi ulteriori.
      Da approfondire.
      erica v.

  7. Scusate oggi sono testarda come un mulo e ho sta cosa che mi gira dentro la testa e se non la dico non me ne libero più.
    Vi ricito la frase: “le critiche motivate servono a non sentirsi mai arrivati.”
    NO. Le critiche motivate servono a migliorare. Se pensate che non ci sia da migliorare, non mandate qui i vostri testi. Se vi sentite arrivati, mandate i vostri racconti altrove.
    Non lo dico per criticare Erica, lo dico per spiegare, ancora una volta, il perchè di questa libreria, la sua identità.
    Poi a ciacuno di voi, la riflessione di cosa significhi essere arrivati. Ma non mi spingo così in là. Non qui, almeno.

    • Giulia, ma io penso che il non sentirsi mai arrivati di Erica e il tuo migliorare siano perfettamente sovrapponibili. Si tratta semplicemente di terminologia diversa, ma chi pensa di poter migliorare sa di non essere arrivato da nessuna parte perché probabilmente aspira alla sua perfezione. Almeno, io l’essere arrivati lo intendo sempre e comunque come il livello massimo che puoi raggiungere con la tua capacità. Non ho capito quindi la puntualizzazione…

      • Sono un po’ incasinata, ma poi mi spiego. se nel frattempo qualcuno vuol dir la sua..

      • Forse sbaglio io ma leggo nella risposta ad Andrea un ribaltamento totale del punto di vista. Del tipo: ho capito che qualunque cosa io scriva e qualunque obiettivo (il Pulitzer) tu, Andrea, troverai qualcosa da ridire, ma voglio essere superiore e quindi prendo le tue osservazioni come un modo per tenere i piedi per terra. Nella mia lettura, l’accento non è posto su “arrivata” ma sul “sentirsi”. Infatti le osservazioni di Andrea non sono intese come funzionali al miglioramento del testo, ma solo al NON SENTIRSI arrivata. O così mi pare. Sbaglierò.

      • Uhm. No, io ci ho letto un cercare di sdrammatizzare un po’il ruolo di Andrea, cercando di ironizzarci un po’ sopra, dato che Andrea si è posto per sua scelta come l’Angelo Sterminatore. Forse qualche emoticon avrebbe giovato al tono, in questo caso. Però può darsi che sia io a vedere stranamente la bottiglia mezza piena, in questo caso…

  8. Credo che la scrittura ponga di fronte a chi scrive o a chi tenta di farlo, la complessità dell’espressione in senso ampio: partendo da segni e da parole riuscire a costituirsi parte viva di un disegno che vediamo forse solo noi e che vorremmo fosse visto, sentito e forse amato allo stesso modo. Arrivare dove, mi chiedo? A questo disegno, che mi porta a cominciare, a perdermi, a ritrovarmi, a dubitare? Parlo per me: la sensazione di arrivare è quella di arrivare all’altro, e attraverso l’altro ritornare a me, migliorato. Ottenere tutto questo con dei segni silenziosi, con dei codici, è una grande impresa, ma il solo gioco di tentarla a volte è una forma di gioia che completa. Mi auguro che questo disegno non sia mai completo o sia appena diverso e sfiorato in chi legge, ancora più bello o sfalsato da come immaginavo. Arrivare o sentirsi arrivato, significa perdere il gusto del gioco, e perdere la sensibilità o il dolore nella mano nel proprio disegno. È una disgrazia.

  9. @Giuliana (rispondo qui): in effetti è curiosa l’inversione dei nostri ruoli. In generale comunque ci tengo a ribadire che la libreria è il luogo delle osservazioni motivate, non il luogo delle pacche sulle spalle :D

  10. Ho letto il racconto ieri e onestamente non mi è piaciuto molto.
    Mi spiego meglio: la prima parte secondo me ha uno spunto originale e divertente, ma mi aspettavo che fosse sviluppato in maniera più approfondita, mentre poi il racconto prende tutta un’altra piega e perde molto della sua originalità (la madre sedotta e abbandonata che poi ritrova l’orgoglio attraverso l’amore del suo bambino è abbastanza un topos).
    Mi sembra che la narrazione sia troppo veloce, magari si potevano comunque trattare tutti quei temi dedicando a ciascuno di essi più spazio (personalmente anche il cambiamento dalla `vecchia tecnologia’ alla `nuova tecnologia’ mi è sembrato un simbolismo un po`troppo schematico, non so mi ha dato quasi l’impressione che le due parti del racconto coprissero un arco di tempo ben più lungo di nove mesi).
    Detto questo, magari lavorandoci nuovamente verrebbe fuori un racconto ben disegnato e interessante :)

    • Grazie per il commento. Grazie soprattuto perchè usi una terminologia semplice ma precisa. Sembra che la parola topos per molti aspiranti scrittori indichi una pantegana made in Spain. quindi mi ripeto: grazie.

      • Spero non sia una pantegana transgenica e soprattutto che non arrivi da queste parti che di topi ne abbiamo fin troppi xD
        Grazie a voi che ancora sopportate le mie incursioni di frust(r)ata dottoranda :)

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Connect with Facebook

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>