Ioleanna
Posted by Carlotta on 16 gen 2012 in Libri | 5 comments
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Titolo: Ioleanna Autore: Manuela Giacchetta Formato: pdf Categoria: Racconti Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Teaser: Quante volte hai desiderato sbirciare dietro le tende del tuo dirimpettaio? Commenti |
About Carlotta Borasio
Ciao sono Carlotta e sono drogata di libri. Leggo, leggo in bagno, in tram, sul letto, in vacanza e per lavoro, sempre e ovunque. L’ho già detto che leggo? Collaboratrice della Las Vegas edizioni, barista allo Starbooks, navigatrice ben poco solitaria della Rete.
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Dunque: non so come incominciare. Quando scrivo non so mai da dove incominciare, eppure in qualche modo comincio. Ma in questo caso devo fare i conti con una serie di condizionamenti generati da questa sorsata di lettura, che mi ha intimidito le parole da scrivere, per quanto sia in perenne equilibrio ma non in posa (condizioni difficili da conciliare.)
L’uso del linguaggio: prezioso ma mai ornato all’eccesso. Manuela riesce a mantenere purezza ed eleganza stilistica senza ostentazione: “Pulci d’acqua/ qualche stilla di tenia/ colonne di fumo/ sono i primi sintomi di una leggerezza nel dire, che riporta a un’immagine e a un certo paesaggio ben definito, che entra ed esce dalla persona e dalla sua prospettiva; come se parlando di altro si arrivi a Iole, e parlando di Iole si arrivi ad altro e a se stessi. Una forma di contrappunto sottile e mai ingombrante.
Più avanti: “…lo smalto rosso scheggiato sulle unghie, lo sguardo abbassato e fuggiasco, di chi non ha niente da esprimere. I capelli appesi come stracci a quel mollettone di strass” il linguaggio pare acquistare il peso. I capelli come stracci odorano, e non scherzo. Credo che sia un colpaccio indovinato e di grande intensità, fino alla schiusa del corsivo, dove scorre tutta la natura sciolta e madrigalistica della scrittrice e anche la complessità della narrazione, che non ho trovato affatto banale ma ricca di porticine e di passaggi segreti da esplorare.
L’ho avvertita molto vicina a certe strutture delle assenze, di cui parlavo con un carissimo amico e sociologo proprio in riferimento a certi affari letterari che ci appassionavano — in quel caso era un contesto che riguardava certe fasi di Eco, del primo Eco, se non sbaglio. Tutto il racconto si maschera della bellezza delle figure e delle assenze, e il suo profumo è struttura di qualcosa che non si vede ma che batte nel buio. Molto spiccato anche il senso cinematografico delle prospettive — non sarebbe male immaginarlo sceneggiato per un cortometraggio d’autore. Ho provato grande timidezza nel vedere scrivere così, ecco perché non sapevo cominciare. Anche in questa storia le chiavi saranno tante per quanti balconi e visi intravisti o lontani, si saranno incontrati. È certo che più tardi, quando dovrò scendere e raggiungere la metropolitana e poi il centro storico, starò più attento del solito, per cercare di intravedere qualche figura simile a quella assente e presente di Ioleanna, appena incontrata…
Grazie ancora di questa bella storia.
l.s.
Grazie Luigi, per le tue sempre attente letture.
Concordo con Luigi. E in più dico che mi pare che questo racconto sia come sospeso. Forte, duro, preciso, eppure leggero. Mutevole. Un prisma ottico: a ogni lettura appare differente. Diversi i colori, le sfumature, i rumori di sottofondo, il soggetto dello sguardo, ciò che esso davvero riesce a cogliere al di là di quanto “dichiara”. D’altronde, se ci pensiamo bene, l’uomo appare altrettanto solo di Anna; e anzi, di una solitudine irrimediabile. La sua, sì, senza speranza. E poi il gioco dei nomi: ai tanti di lei, lui non pare averne nessuno. Lui che è “un abisso mai raggiunto”.
Quanto poco sappiamo gli uni degli altri.
Evito di leggere i commenti precedenti, così non mi faccio influenzare. Il racconto mi ha messo addosso un’enorme tristezza (non significa che non mi sia piaciuto). Due personaggi che più distanti tra loro non potrebbero essere, anche per indole. Lei, sognatrice, in grado di immaginarsi una storia d’amore, e lui così totalmente privo di qualunque slancio verso la vita. A dirla tutta conoscere i suoi pensieri fa persino ribrezzo.
Sicuramente un racconto efficace. Per quanto riguarda la scrittura, continuo a essere colpita dal tuo uso degli aggettivi, mai fuori posto. Tagliati proprio su misura.
Complimenti.
@Gianluca, hai davvero colto il cuore del mio racconto: la solitudine irrimediabile, che poi ognuno metabolizza a seconda della propria indole. Nel romanticismo, piuttosto che nel cinismo.
@Giuliana: grazie per i complimenti sull’uso degli aggettivi. E’ tutto un piacere che mi riservo in fase di revisione. In prima stesura, l’aggettivo giusto non lo trovo mai.