Saruzzu e Picciridda
Posted by Cliente on 18 nov 2011 in Libri | 17 comments
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Titolo: Saruzzu e Picciridda Autore: Mavie Parisi Formato: pdf Categoria: Racconti Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Teaser: Unconventional love! Commenti |




Ci si potrebbe fare un’antologia con questi racconti.
Questo è davvero toccante, e chi l’ha scritto riesce a trattare con delicatezza un argomento scabroso e che non ci avrebbe messo niente a far scivolare la storia verso il pecoreccio. Che poi è la parola giusta.
Invece riesce a mantenere un livello di delicatezza che quasi commuove e ci ricorda che i sentimenti non hanno sesso e neanche razza, Come in questo caso.
Io l’ho sempre detto che in Italia ci sono persone che sanno scrivere davvero. Ma che mancano quelli che le sanno scoprire.
Oggi grazie a questa iniziativa sto scoprendo invece che la narrativa non è morta e la cosa non può che farmi piacere.
Complimenti a Mavie Parisi.
P:S. chi mi conosce sa che i miei complimenti sono sinceri e non dettati dal fatto che in questa libreria ci sono anche robe scritte da me.
Grazie Francesco, un complimento così riempie l’anima.
Io li ho letti in anteprima!
Brava Mavie… complimenti!
Sapevo che vi sarebbe piaciuto!
Mi ha strappato un sorrisone ebete, per quanto triste! Davvero carino!
Si respirano due cose in questo racconto di Mavie: il profumo aspro della nostra terra e la solitudine sconfinata che ci rende individualisti fino allo stremo, senza bisogno di essere pastori ,e avere come unica compagnia quella di una pecora. Delicato, e ce ne voleva per renderlo tale. Brava Mavie
Grazie ancora, miei cari amici
Spero di non sembrare inopportuna, perché la storia mi è piaciuta molto. Ma c’è qualcosa nella scrittura che non mi convince del tutto. Alcune parti che mi allontanano molto dalla lettura e mi fanno storcere momentaneamente il naso. Avverto, sono un’estimatrice del siciliano di Camilleri, quindi mi domando (ed è solo una domanda) se osare con il dialetto non farebbe bene al racconto, anche per una questione di atmosfera.
Ripeto, la storia mi piace, ma in italiano secondo me perde molto.
Mi sembra una buona osservazione, vediamo cosa ne pensa Mavie!
Il parere di Giuliana è condivisibile. Ma per fare un’operazione di quel tipo, bisogna averla nelle corde, altrimenti si corre il rischio della forzatura.
Il dialetto non mi è congeniale, sebbene anche io abbia amato molto alcuni libri di Camilleri e trovi azzeccatissime certe trovate linguistiche, ma ripeto, ognuno, secondo me, deve usare gli strumenti che padroneggia.
Oltretutto questo racconto è stato estrapolato da una trilogia intitolata “PECORE” che comprendeva altri due racconti: Cortazar e Ciccio e Dolly, e lì le pecore non erano sicule.
Comunque, torno a dire, che Giuliana per alcuni versi ha ragione.
Ma infatti manca una parte al mio commento, il ‘se ti è congeniale’. In effetti non è che tutti possono mettersi a scrivere in dialetto.
(si possono leggere gli altri due o li nascondi per i posteri? ;D)
Ciccio e Dolly si può leggere senz’altro e se Giulia me lo permetterà lo pubblicherò qui stesso, altrimenti te lo mando in privato.
Per quanto riguarda Cortazar è stato pubblicato in un’antologia, che fra l’altro io non ho ancora visto. Non so quindi se mi sia possibile diffonderlo in altro modo, confesso che non ne capisco nulla di queste cose editorial-burocratiche.
Cortazar a mio parere di mamma del racconto (ogni scarrafone..ecc. ecc.) è bello, Ciccio e Dolly lo è di meno (una madre non dirà mai brutto)
Ovviamente si può. Io invece ho trovato più bello questo di Cortazar…
Allora presto ti mando Ciccio e Dolly e mi dici cosa ne pensi.
Io mi metto seduta in attesa di Ciccio e Dolly.
Giuliana Maria Dea Mafalda
Il Maria è uno scherzo macabro di facebook, in uno dei suoi tanti momenti di disgrazia…