Culone

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Titolo: Culone

Autore: Francesco Pomponio

Formato: pdf

Categoria: Racconti

Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

Teaser: Un personaggio equivoco può qualche volta contribuire a chiarire un equivoco. Una storia delicata che conferma che a volte si può dare una svolta alla propria vita, se c'è un motivo valido. Purtroppo spesso dobbiamo toccare il fondo prima di deciderci a risalire. E se c'è una mano ad aiutarci è meglio. Il dipinto in copertina è di Pina Buonocore. Potete seguirla qui.

Commenti

About Francesco Pomponio

Dalla parte “sbagliata” dei cinquanta, Francesco Pomponio scrive da quando ha vent’anni ma i suoi scritti sono rimasti per molto tempo inediti. Il suo primo libro (ora esaurito) si intitola “La lavagna di Amerigo”, mentre il secondo, pubblicato da Diamond Editrice, è “La macchina del tempo esiste già.” e contiene 23 racconti, che hanno ottenuto recensioni positive. http://www.amazon.it/dp/B006XY68VW/


28 Comments

  1. Io l’avevo letto in anteprima e mi era piaciuto (secondo me Francesco dà il meglio di sé nei racconti).

    PS: grazie Francesco per il ringraziamento finale ;-)

  2. Insolito. Incuriorisce fino alla fine. Pervaso di tenerezza. In più punti, dà motivo di riflessione. Ed è bene scritto. Mi è piaciuto! :)

  3. Francesco, io ho letto. Il racconto mi è piaciuto, è un bel personaggio, quello che hai tirato fuori. Però ho avuto un problema, all’inizio, con i dialoghi. Sembravano troppo costruiti. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà nell’entrare nella storia proprio per questa sensazione di poca verosimiglianza. Poi è andata fino in fondo.
    Alla fine è una storia con una sua delicatezza. Mi piace.

    • Grazie, sono contento che ti sia piaciuto.
      Mi interesserebbe se potessi piegarmi meglio, con qualche esempio questo tuo commento per quanto riguarda i dialoghi. Ci tengo a capire, ad esempio, quale o quali frasi ti hanno dato questa sensazione.
      Mi sarebbe utile.

      Grazie

      • Spiegarmi… ho le dita gelate :-)

        • Eccomi. Ci ho messo un po’, sto facendo a pugni con la bronchite. Continuo a rileggermi l’incipit e i dialoghi, fino a “non lo so se ti sopporterò”. Me li riascolto nelle orecchie e non ci trovo nessuna musicalità e nessun ritmo. Non sembrano i dialoghi di due persone vere, ma i dialoghi di uno che pensa ancora a come dovrebbero parlare i suoi personaggi se facessero una discussione del genere.
          Ecco, io ho faticato a decidere di continuare proprio perché questo aspetto per me è fondamentale. Poi sono andata avanti a leggere, fino alla fine, perché come ti dicevo trovo comunque che la tua storia abbia una sua delicatezza. Comunque trovo lo stesso problema in tutti i dialoghi, anche se entrando nella storia ci faccio meno caso, e a mio parere il finale in cui sposti repentinamente il punto di vista su di lei spiazza un po’.

        • Ciao Giuliana.
          Grazie per il commento, anche io ho riletto i dialoghi e purtroppo non riesco a trovarci le tue stesse impressioni. Probabilmente perché io l’ho scritto.
          Ma non sarei capace di farlo diversamente e forse neanche lo vorrei fare.
          Il discorso di come si scrivono i dialoghi è meno semplice di quello che si pensi e ci si sono fatti male fior di autori, anche famosi.
          A mio parere oggi però si confonde il parlato di tutti i giorni con quello che si può (e secondo me, si deve) trovare in un’opera letteraria.
          Si tende a far parlare i personaggi come se si trovassero per strada o al bar fra gli amici, e se non parlano così allora il dialogo non è realistico. Io ritengo che il dialogo, come anche le descrizioni debbano prima di tutto servire a raccontare al meglio possibile una storia. E come ricordò Andrea tempo fa in questo blog: le cose importanti di un romanzo sono tre, la storia, la storia, la storia.
          Poi tutto il resto è (e secondo me deve essere) funzionale a questo obiettivo.
          Possiamo anche fare dei dialoghi pieni di “cazzi, pompini e tutto il campionario di turpiloquio che oggi alcuni usano anche nella vita di tutti i giorni, ma questo secondo me non aggiunge proprio niente a una storia noiosa o inesistente, e davvero non scandalizza più nessuno. Se questo fosse lo scopo.
          I miei personaggi parlano come parlano quelli di molte commedie. Per dire qualcosa, non per imprecare o insultare.
          Sono persone “perbene” che si muovono in un contesto che comunque è necessariamente “finto”. Perché una storia è qualcosa di raccontato, come i film, le opere liriche, persino il telegiornale. C’è sempre il filtro di chi la scrive, non è la realtà vera. Altrimenti non staremmo lì a limare i periodi e a correggere. Non c’è niente che non sia finto.
          Mica qualcuno mi vorrà dire che i testi delle opere liriche o il modo di cantare sia realistico o verosimile? E’ quello e basta. Se ti piace è così, altrimenti odi l’opera lirica e guardi un’altra cosa. E non pensi che Mimì era una troietta solo perché a metà del primo atto già la dà a Rodolfo (o quasi).
          Sarà che a me le storie troppo “realistiche” non piacciono, mi basta il giornale. Se comincio a leggere un racconto, alla terza sconcezza non necessaria al contesto, smetto e faccio altro, perché non mi piacciono gli scrittori esibizionisti. Ci sono, è vero, storie crude che mi hanno colpito e mi sono piaciute tanto, ma la crudezza era nella situazione (la storia) non nei termini usati tanto per essere alla moda.
          Altrimenti dovremmo buttare i libri di Dickens, quelli di tanti autori Americani del secolo scorso, persino quelli di Stephen King, e Il Signore degli Anelli, e la lista potrebbe essere ancora molto lunga.
          Tempo fa lessi l’inizio di un romanzo, neanche mi ricordo quale che cominciava con il protagonista che vomitava sangue e altre schifezze. Un’altra volta un racconto di una mamma che faceva pompini al figlio adolescente. E si tratta di uno scrittore che si ritiene il più grande del 1900. Beh, io una cosa così non la leggo e neanche la scriverei, perché ne trovo di vere e più realistiche nella cronaca di ogni giorno. Oppure gente che si buca o anche peggio. Io la considero pornografia senza le foto. Ma se intorno a noi è pieno di queste cose, perché dovrei comprarmi un libro per sapere di che si tratta?
          Ovviamente il tuo commento, del quale ti ringrazio, mi ha dato lo spunto per parlare di questo argomento che mi sta a cuore e che ultimamente sento spesso ripetere. E vorrei chiarire, se a qualcuno può interessare, che non scrivo in questo modo perché non saprei come scrivere diversamente, il fatto è che ciò che scrivo deve piacere per prima cosa a me. Ed è proprio così che lo volevo scrivere. Poi che sia valido o no non sono io a doverlo dire, per me ovviamente è buono altrimenti ho la cancellazione facile.
          Poi, anche se per ultima, metto la cosa secondo me più importante: Ognuno ha i suoi gusti e il lettore ha tutti i diritti, compreso quello di lasciare la lettura a metà, se una cosa non non gli piace. E l’autore che se ne dispiace o peggio si offende, non ha capito niente.

          Francesco

        • La mia opinione su tutte le questioni sollevate. Devo dire che mi trovo d’accordo con Giuliana: anch’io ho avuto una certa difficoltà con il racconto. E una volta appurato che andava bene per la nostra libreria, ho sospeso la lettura.
          Per quanto riguarda il realismo dei dialoghi non credo coincida con il turpiloquio, anzi. Bisogna però attenersi al personaggio, alla situazione e renderlo credibile. Mi spiego meglio: “mia cara vedo i cirri oscurare le cime fronzute fuori dalla finestra del nostro amabile nido” ecco questo è una frase incredibile. Realisticamente uno direbbe: “Portati un ombrello perchè viene a piovere”. Io prediligo la seconda via, anzi tendo a scarnificare più che posso il dialogo per evitare l’effetto “soap opera”.
          Poi in realtà Francesco tu trasli il realismo del dialogo sulla storia e questo è ancora un altro paio di maniche.

        • L’avevo intuito che non ti piace come scrivo :-)
          Vedi l’ultimo paragrafo del mio post

          ciao

        • Ma no, delle cose che ricevo ne finisco di leggere davvero poche. Il fatto è che devo essere fortemente motivata a terminare perchè riceviamo tante cose e mi rimane poco tempo. Quindi secondo me ha ragione Giuliana quando dice che il tuo racconto non ti prende subito.

  4. Mi devo rileggere l’inizio del racconto, poi te li faccio avere.

  5. Francesco, questa copertina sembra fatta di marzapane.
    Me la mangerei, se fosse possibile, le case specialmente.
    Quando finisco il romanzo di Giuliana, passo al tuo racconto.
    Buona giornata.
    luigi

  6. Caro Francesco,
    ho appena finito di leggere il tuo racconto.
    Credo che la tua storia parli di un peso lontano, che non è solo quello fisico, e lo fa attraverso la luce di un fiammifero dentro un abbaino, senza peso, è questa è la sua piccola grande magia. Non so perché, ma quando leggo i tuoi luoghi, immagino e avverto la terra d’Irpinia (domani sono giusto trentuno anni dal 23 novembre 1980), una terra che amo molto e che ogni tanto mi ricompare, e in questo tuo racconto mi è ricomparsa. Forse per gli squarci selvatici che ogni tanto inserisci, come l’apparizione della lepre o la punta del campanile dalla collina (molto bella!), e quella certa fragilità latente che tocca ogni cosa di cui parli, come se stesse per spegnersi o per spezzarsi: “Se ne accorse solo quando lei spezzò un rametto che aveva raccolto”. Parli di un peso attraverso l’ assenza di peso. La tua storia è filtrata da fattori impalpabili, credo che sia metafora di un carico interno sui tuoi luoghi di vita o sulle emozioni e sulla possibilità di stabilire un prezzo di riscatto. Il prezzo della leggerezza dai ricordi? Esiste una dieta che ci preservi il cuore dall’ansia e dal dolore del tempo? Questo è quello che ho avvertito. Molto belli alcuni effetti: dal grosso sedere che trabocca a un bel gusto raffinato nell’allitterazione: (l’erba sul bordo; la sigaretta sul sasso e si tirò…;un tuono lontano rotolò; ti accorgi che le giacche) e ancora altri momenti caldi: gli occhi che brillano sotto i faretti; i vicoli antichi col dondolio dei lampioni; le lunghe lettere della ragazza del bar; la lampada di fronte alla finestra. Credo che qui dentro vi sia parte del tuo luogo interno mischiato a quello geografico o ferito – , ma immagino qualcosa di antico che pesi, come un masso grosso sul cuore. Bello il finale smorzato con le mani che riescono a toccarsi, così come la tirata dell’orecchio e la mano sul colletto della camicia. Hai molto in comune con Pina, forse l’occhio su alcuni luoghi e la rotondità del pastello.
    Anche questo racconto ha la fragranza del marzapane.
    Buonanotte
    l.s.

    • ad averne di lettori come te!
      È più bello il commento che il racconto :-)
      Il quadro di Pina rappresenta il posto in cui in realtà è ambientato il racconto. Mi fa piacere che tu abbia notato qualcosa in comune.

      Grazie! Ogni tanto ci vuole un apprezzamento, va bene le critiche costruttive, ma andrebbero fatte prima di costruire. Dopo sono solo critiche e basta.

      Grazie ancora.

      • Approfitto di questo commento per ribadire una cosa che secondo me ci stiamo un po’ dimenticando (sarà per i fumi dell’alcol?). La Libreria dello Starbooks è un posto privilegiato per confrontarsi con i lettori. Molti sono attenti ed esperti, perchè a loro volta sono scrittori o editori o editor.
        Questo fa della libreria un posto unico, dove davvero mettersi alla prova per migliorare. Se ci dimentichiamo questo, la libreria perde il suo scopo e diventa un mero raccoglitore di testi e di pacche sulla spalla. Non è quello che auspico.

        • Non mi pare che qui si sprechino le pacche sulle spalle. Semmai ce ne fosse bisogno.
          Ma neanche dovrebbe essere un negozio di cilici.
          Se dici che si deve essere contenti quando a un lettore non piace quello che scrivi, beh, io non sono d’accordo. Non crederò mai che uno scrittore, grande o piccolo, apprezzi sinceramente le critiche. I suggerimenti sì, ma sono altra cosa.
          E poi c’è modo e modo.
          Anche Luigi fa osservazioni negative, oltre a quelle positive, ma le fa basandosi su dettagli concreti, non su osservazioni che io, (sarà un mio limite) non riesco a capire.
          E poi lui li legge davvero i testi che commenta. Forse a volte è un po troppo “lirico” nei suoi commenti, ma viva la faccia, commenta cose che conosce, per averle lette.

          Confermo che il lettore (lasciamo stare scrittori, editori, editor, qui si tratta di lettori e basta) ha TUTTO IL DIRITTO di smettere di leggere qualcosa che non gli piace, io l’ho fatto anche con cose scritte da persone che pubblicano qui sopra.
          Perché mi annoiavano.
          Ma non faccio critiche che non aggiungono niente. Dò per scontato che chi gestisce questo spazio faccia una certa selezione e quindi quello che viene pubblicato abbia un certo livello di qualità. E non posso pensare che chi l’ha scritto sapeva che si pteva far meglio ma ha preferito farlo così così perché poi le critiche aiutano crescere.
          Se poi questo spazio deve essere una specie di “scuola Holden”, per apprendisti scrittori allora ho capito male io, non mi considerate nel numero degli allievi. Io credo che le scuole di scrittura siano non solo inutili, ma a volte persino danose. E se devo scrivere schifezze, almeno che la colpa sia solo mia.
          Un’ultima considerazine, qui, secondo me, nessuno va in cerca di pacche sulle spalle, che fanno pure venire la gobba, ma neanche di calci nel sedere gratuiti.

        • Scusa, Francesco, ma ora stai decisamente esagerando. Ti sono state mosse due critiche, una da me (che ho letto tutto il tuo racconto, e ti ho pure detto che mi piaceva ma che mi ha creato difficoltà all’inizio), e una da Giulia. Non mi sembra che tu sia stato preso a calci in culo, ma abbiamo esposto educatamente le nostre opunionil. Gli altri ti hanno detto ‘mi piace’ e ‘bravo’. Siamo due persone su un gruppo che inizia a essere abbastanza nutrito.
          I tuoi lavori sono stati pubblicati, il che significa che hanno una visibilità, e li leggono persone che prima di avere a che fare con lo starbooks non sapevano nemmeno chi fossi (io per esempio non ti conoscevo).
          Quindi potrebbe esserci, qui, qualcuno, in mezzo al numero che non ha amato i tuoi lavori e che ha un’interazione differente rispetto alla tua verso i lavori altrui. Io, per esperienza, e l’ho scritto anche altrove, sono abituata a dire tutto quello che ho pensato su una storia, anche se non piace a chi lo sente. Lo dico con educazione, perché, ripeto, non mi pare di aver scritto nulla di potenzialmente offensivo.
          Sono una delle persone che secondo te dovrebbero essere state rovinate dai corsi, dalle regole e da tutto quello che ho imparato cercando di fare un certo mestiere e di lavorare in modo professionale all’interno di un settore, quello dell’editoria, che non è semplice e dove putroppo ci si scontra tutti i giorni con problemi evidenti a chiunque entri in una libreria. Ora, se a te non piace l’interazione di questo tipo va bene, ma non mi sta affatto bene il tono offensivo che continui a usare nei confronti della gente che invece grazie a quei corsi ha sviluppato meglio molte sue capacità, e che quindi la pensa in modo differente dal tuo.

        • Io non ho offeso nessuno, non è nelle mie abitudini.
          Se ti senti offesa forse mi sono spiegato male.
          Però credo sia mio diritto pensare che le scuole di scrittura non servono a niente, a meno che non si debbano scrivere lettere commerciali, relazioni tecniche o cose simili.
          L’unica scuola, di scrittura è la scuola statale.

          Prova a rileggere il mio commento e poi dimmi, se ti va, dove ti avrei offeso. Ma entra nei dettagli così capisco.
          Forse a “calci nel sedere” (non ho scritto “in culo”) mancavano le virgolette.
          Ho scritto calci nel sedere in contrapposizione a pacche sulle spalle.
          Mi spiego meglio, pacche sulle spalle è in senso figurato e calci in culo pure. E non mi riferivo a me stesso. Hai ragione tu, l’hanno apprezzato in molti il mio racconto.

          Per me il malinteso finisce qui.
          ciao

        • Va bene. Il malinteso finisce qui anche per me.

        • :-)
          E poi teniamo viva la discussione, no?

  7. Ti dirò, Giulia, io proprio in questo senso avevo inteso la libreria, come un luogo di confronto e di scambio. Posti nel web dove le persone si danno tante pacche sulle spalle ce ne sono fin troppi. Mancano lettori che vanno oltre, a mio avviso. Penso che la scrittura buona abbia bisogno di tanto lavoro e tanti feed back, pure negativi, per poter crescere. le pacche sulle spalle ti fanno adagiare su te stesso. Comunque credo che questo argomento meriterebbe dignità di discussione aperta al bancone. Che ne dici?

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