Per quest’anno le rondini non tornano
Posted by Giuliana Dea on 11 nov 2011 in Libri | 80 comments
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Titolo: Per quest'anno le rondini non tornano Autore: Giuliana Dea Formato: Categoria: Romanzi Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Teaser: "Di solito in un palazzo si trova uno, due persone massimo, fuori di testa completamente. Ma con noi sembra che la chiusura dei manicomi sia stata particolarmente generosa." Entrate in questo palazzo e non ne vorrete più uscire! Commenti |
About Giuliana Dea
Sono un’ex sceneggiatrice ed ex aspirante pubblicatrice. Ora mi limito a scrivere per me, a tempo indeterminato (l’unica cosa indeterminata nella mia vita, perché per il mio lavoro vero ci ho rinunciato da un pezzo). Ho un romanzo mai pubblicato nel cassetto. Se mi cercate, potete provare all’Ufficio Reclami (il mio blog).
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Ciao, Giuliana.
Volevo dirti che ti sto leggendo e mi stai convincendo molto.
Sono ancora all’inizio, ma credo che il sapersi e quindi il sentirsi letti in uno scrittore faccia bene. Credo che arrivi qualcosa a chi scrive quando qualcuno lo legge, allo stesso modo di come arriva qualcosa a chi legge, quando qualcuno scrive bene!.
La tecnica che utilizzi è molto raffinata e potente. Hai molta forza nelle frasi, come se le staccassi e non le afflosci mai. Una forza di intensità e non di possenza. Credo che sono due cose diverse. La possenza stanca, l’intensità ti cattura. All’inizio, intendo alle primissime pagine dei dialoghi, ho dovuto fare il punto della situazione per recuperare la sequenza del fatto narrato, delle relazioni principali, del contesto, immaginando le iniziali puntate dei personaggi di turno, come in una piece teatrale. Poi, una volta entrato dentro il circuito, diventa tutto più fluido. Credo che sarà molto bello confrontare questo tuo lavoro insieme a tutti gli altri. Bellissima l’introduzione. Efficacissima!
Ci aggiorniamo.
Ciao,
luigi
Ragazzi solo Luigi ha seguito il mio consiglio?
Luigi ha beccato uno dei tanti punti deboli del romanzo immediatamente!
Ringrazio per l’apprezzamento, son cose che fanno sempre bene alla salute e al morale.
Cara Giuliana,
intanto lo sto continuando con grande piacere e interesse, e scorre davvero bene. Anche perché riesci a concedere nei momenti giusti – questo soprattutto con Claudia – dei momenti preziosi e rapidi di collegamento e di ripristino. Ma credo che la sensazione iniziale di perdita, sia una questione psicologica, più una problematica o pigrizia del lettore, che una debolezza strutturale. Quando uno scrittore si muove in un certo modo, può avvenire una sorta di disorientamento, ma quando poi ti ritrovi è ancora più bello, una sorta di piede dopo il mare alto. Quando si tentano delle strade di un certo tipo, il livello della storia sale. Come quando sei in alta montagna, puoi avere un capogiro ma se ti riprendi hai un’aria migliore.
A me è successo con Faulkner, quest’estate, leggendo “L’urlo e il furore”.
Claudia fino ad ora è quella che mi è entrata di più, perché è l’unica ancora che mi mantiene nel tessuto ed è una figura a cui ci si affeziona molto presto. Ha un suo fascino. Sembra che ti prenda un polso, ogni tanto. Un pdv del genere, fatto a inserti, è molto affascinante e raffinato, secondo me. Ma ho ancora molto da leggere!
saluti
l.s.
Questo romanzo pensavo di averlo già scaricato e invece no.
Grazie Luigi per avermi incuriosito con i tuoi commenti. Adesso lo leggo e poi vi dico.
Intanto vi dico che il titolo mi piace molto. E il titolo è una cosa prinicipale per farti cominciare a leggere un libro, almeno per me.
a presto
Non ho potuto aspettare.
Ho letto le prime tre pagine e mi piace molto! Comincia proprio come io penso debba cominciare un libro. Ti butta nel mezzo della scena e pian piano in poche righe ti fa capire. senza troppi preamboli quello che succede. Vedi già i personaggi, con due pennellate te lo ritrovi davanti come se lo conoscessi già.
Se continua come è cominciato sarà davvero un piacere leggerlo.
Così si fa, brava Giuliana.
Ti capisco. Io ho fatto nottata, leggendolo!
Non sto ancora rispondendo ma vi leggo, ho letto tutto quello che ha scritto Luigi e me lo sono appuntato. Però non siate così buoni. Il mio romanzo ha dei difetti e mi piacerebbe parlarne con voi, vosto che siete lettori attenti.
Dunque, riprendo a parlare delle mie sensazioni eti dico che cosa mi pesa o mi disturba:
Sono arrivato alla vigilia della chemio. Ecco, quello che andando avanti può pesare, secondo me, è la mancanza di una dimensionalità nella storia: quella del livello spaziale, in soldoni le atmosfere, le descrizioni dei luoghi degli ambienti, che logicamente non possono conciliarsi col tipo di tecnica narrativa, che affida ai dialoghi la struttura e il motore primario dell’azione. Ma credo che tu questo lo hai previsto, e avrai fatto i tuoi calcoli in merito. Non è tanto il luogo o l’identiificazione di un certo luogo, che in effetti tu riesci a centrare, ma la mancanza e la dedizione dell’autore a gestire un introspezione più ampia del luogo di azione, al di là del pensiero e del teatro del pensiero. Credo che potrebbe comportare una questione di profondità diversa in chi legge dell’ambiente di scena, che ha bisogno di un attimo di stacco e di respiro, che non c’è mai. Forse la problematica opposta al lavoro di Francesco “La lavagna di Amerigo”. Anche se riesci a fare vedere il palazzo, i balconi e le stanze, non si fissano come le voci delle persone. Sembrano impiantate in un universo minimalista e rarefatto, che potrebbe essere anche la sua forza, in altre prospettive.
Unica altra piccola sensazione, riguardo la gestione della malattia, vedo Claudia slanciata in eccesso a sdrammattizzarla, e questo aspetto, che può essere anche innocuo, se scappa di mano può essere pericoloso, se ostentato troppo e quindi irreale, come tutta la dinamica cancro. In effetti da quando compare la malattia, si abbassa la luce di mistero e di innovazione nella storia, o comunque si trasformano alcune dimensioni. “Ehilà pirata, come te la passi” è un inserto pericolosissimo, se non sviluppato in un certo modo, – che ancora non so, ma mi piace dirti dell’immediato e forse anche ricredermi, più avanti –, perché mi trasforma Cludia in un scolaretta con grambiulino nero che recita il ruolo della ragazza moderna e rende tutti più valorosi e con la coccardina nella gestione del traqgico in un affresco di pop art!. Attenzione a nominare Nutella e Feltrinelli, che spezzano una dimensione di sogno. Quando si usano certi termini si combatte con il diavolo! Tutto molto pericoloso, secondo me, rispetto a come hai impostato le dimensioni ancora impalpabili di certe psicologie. . Comunque sono tutti getti a ruota libera di sensazioni, prendili con le pinze. Adesso aspetto il viaggio a Parigi.
Al prossimo aggiornamento.
luigi
scusa gli erroracci, ma ero di corsa! Non volevo perdere il filo.
Giuro!
l.s.
A chi ha scaricato il romanzo di Giuliana suggerisco di non leggere i commenti che contengono anticipazioni sulla storia.
Io appunto, eh.
beh se su certe cose non sei d’accordo dovresti rispondere.
Per dire, io non sono per niente d’accordo con questa frase “Credo che potrebbe comportare una questione di profondità diversa in chi legge dell’ambiente di scena, che ha bisogno di un attimo di stacco e di respiro, che non c’è mai.”. Non credo che il lettore necessiti di respiro, anzi il pregio del romanzo è il ritmo.
Giulia, ti faccio un esempio da Mann, che è un autore che amo moltissimo e che apre i Buddenbrook con una descrizione fatta dalla voce narrante che pesa decine di quintali contro il “Com’è…? com’è..? del primo stacco dal discorso diretto, preciso e scattante. Senti che abisso:
“La moglie del console Buddenbrook, seduta sul sofà rettilineo laccato di bianco e adorno di una testa di leone dorata, con i cuscini ricoperti di stoffa giallo-chiara…”. Putroppo tra i due estremi è naturale che vi siano delle necessità di stacco. Sono tempi lontani anni luce. Ecco perché Giuliana, secondo me, ha scelto di approfondire l’introspezione efficacissima della relazione dei personaggi e non quella dei luoghi. Tanto più funziona il discorso diretto, tanto più elimini questi respiri per la descrizione. Non intendevo respiro per il lettore, ma per lo scrittore, se vuole muovere la sua visione sull’ambiente deve mollare la presa su quel tempo riuscitissimo, ma la voce narrante è parte viva del dialogo. E forse il taglio più moderno è proprio in questo contrasto Non credo che sia un deficit, ma un colore della storia. E credo che andando avanti potrò approfondire meglio questa sensazione e forse ricredermi, perché no. Al momento è tutto.
saluti.
l.s.
Appunto perché mi sto preparando a rispondere… Ho letto coi minuti contati. (stai diventando peggio de Ziah!)
Cara Giuliana,
sono arrivato a Giugno e ho appena concluso l’ultimo dialogo tra Claudia e Federico, e devo riconoscere che la mia impressione iniziale sulla tendenza di Claudia a forzare una certa atmosfera di disinvoltura, non ha più trovato elementi sufficienti a sostenerla, anzi! L’ultimo confronto è molto più naturale e intimo, c’è più nudità. Avrai tutto il tempo di valutare qualche punto precedente, ma non mi sembra che si avverta più nell’aria, quella tendenza alla pop art, di cui ti accennavo. Non è affatto una situazione diffusa. Era quello il mio timore.
Avverto solo una buona sensazione di febbricola, all’interno deila storia, che cresce e che ti spinge ad andare avanti. Credo che i miei commenti di oggi, siano stati orientati dalle percezioni immediate di alcuni passaggi, ma nell’insieme
prevale molta più compattezza e armonia.
Un saluto cordiale.
l.s.
Dunque, io non nego il pregio del ritmo, ma credo che un aspetto dimensionale della storia, quello dei luoghi e delle atmosfere, può essere sacrificato. Una questione di gusto e non è un delitto ma una scelta.
Ma sto parlando della mia dimensione di lettore, con la mia storia di letture, di abitudini, di esperienze, che saranno soggettive e discutibilissime! Non è nemmeno un consiglio.
Ho già precisato che la storia e le scelte che ha adottato nel raccontarla, hanno il loro fascino, ma non è detto che debba convincermi il livello spaziale solo perché il ritmo incalza. Vorrebbe dire dare a Giuliana un parere che non sposa la mia reale concezione, giusta o sbagliata che sia. Ma stiamo parlando di sottigliezze, già su materiale che sta molto avanti.
Comunque mi sta avvincendo molto.
l.s.
Eccomi a rispondere a Luigi. Ho tipo una mezz’oretta di tempo e mi ci dedico. In realtà preferirei rispondere a lettura terminata, però cominciamo ora epoi eventualmente continuiamo!
Per quanto riguarda le descrizioni, posso dirti che la mancanza totale di descrizione è stata voluta e cercata già dalla prima stesura. All’epoca odiavo profondamente le descrizioni, mi appallavano del tutto, e scrivendo per me, senza sapere che un giorno avrei avuto in mano qualcosa che avrei voluto far leggere a chicchessia, ho scritto ciò che mi era più congeniale. E man mano che andavo avanti vedevo anche io che le descrizioni si rendevano superflue, perché la concentrazione stava tutta nell’interazione tra i personaggi. L’idea era proprio prendere le parti del personaggio nel presente immediato, senza bisogno di andare a descrivere ciò che già conosceva (noi giovani presuntuosi di 22 anni ci mettiamo alla prova come ci pare, fregandocene un po’ di tutto, sai com’è, no? ;D Poi cresciamo e cambiamo idea).
Insomma, da questo punto di vista a mio avviso il tutto funzionava. Certo, poi mi sono ritrovata davanti un limite: non tutti entrano nella storia immediatamente e la lettura all’inizio diventa faticosa.
Se lo riscrivessi oggi, penso che non lo riscriverei più così, perché nel frattempo ho imparato l’importanza delle descrizioni e il modo per renderle fluide all’interno del racconto. Però su questo romanzo non mi riesce. Già mentre cercavo di fare l’editing richiesto dall’editore che voleva pubblicarlo mi ero accorta che andare a toccare qualcosa nel modo sbagliato appesantiva il racconto, togliendogli tutta quella leggerezza che ti manda avanti nella lettura.
Il mio tempo per ora è scaduto, poi torno sulle tue osservazioni.
(a proposito. E’ uno strano modo di ineragire, rispondere alle osservazioni durante la lettura, però ha un suo nonsoché)
Aggiornamento romanzo Giuliana:
rieccomi. Sto proseguendo con interesse. Molta freschezza – spesso il temperamento di chi scrive può essere un pistone prezioso del motore, al di là delle disquisizioni infinite sulla tecnica. Hai un orecchio molto buono per il discorso diretto.
Una provocazione: volendo divertirci l’idea di ritmo è legata a una sequenza regolare o cadenzata di elementi in contrasto e non di una sola scorsa. Trovo ritmo negli estenuanti, ossessivi e affascinati mono-dialoghi del teatro di Bernhard, quanto nei balzi fantastici de “i rinoceronti” di Ionescu!
Nella definizione del ritmo più consonante alla narrazione, forse sarà più esatto parlare di andamento, e questo significa anche respiro e silenzio, non implica necessariamente una stretta finale per tutta la storia – non è il tuo caso, sto cercando di spiegarmi come spunto per riflettere. Anche nel suono di un discorso, esiste un tempo occulto e profondo che sostiene la storia. Nelle scelte anche più piccole.
Infatti io posso trovare ritmo in andamenti diversi, per fattori che riguardano la varietà interna e soprattuto nelle alternanze. Ho fatto caso alle descrizioni che fa Claudia degli ambienti nel suo arrivo a Parigi. In quel contesto hai assicurato varietà alla tua struttura, e credo che non hai indebolito l’energia né rallentato, ma anche rallentando puoi rimanere nel tempo, attenzione.
Tu, quando ci hai provato, sei stata equilibrata nel compromesso. Esistono vari modi di stare nel tempo in una storia, secondo me, e ciascuno deve trovare il suo tempo. Esistono storie che si trascinano un loro tempo preciso e psichico già nella loro natura, altre che rimarranno deboli o zoppicanti in qualsiasi modo tu le regga. Pensaci e dimmi che ne pensi.
La tua storia, secondo me, ha un buon ritmo generale. Fino ad ora ingrana e avrebbe funzionato anche variandola di più – ma capisco che è stata una tua necessità e la rispetto.
Comunque sono a buon punto.
Attenzione al tuo: ma và, imperativo che non va mai accentato. Puoi scegliere tra l’assenza dell’accento va o tra l’apostrofo. L’accento è riservato ai monosillabi che potrebbero confondersi con i loro omografi, ma non è il suo caso.
Un’ultima cosa: è uno scherzo la trasformazione del cognome della Hepburn?
Saluti e complimenti
l.s.
Ecco, ora mi appunto anche le segnalazioni sulla correzione di bozze perché come sempre a me sfugge qualche refuso e non me ne accorgo nemmeno alla ventersima lettura!
Poi però mi fermo e raccolgo tutte le tue osservazioni, fino alla fine, così ti rispondo a ognuna. (tranne alla prima sulle descrizioni cui ho già risposto).
A proposito, Luigi, e già che ci sono mi rivolgo pire a Giulia e a Carlotta. Sto raccogliendo tutti i feedback sul romanzo su un tumblog creato apposta. Posso copiare i commenti di Luigi e metterli tutti in un unico post, da rileggermi con più calma? Ovviamente sotto metterà il link al post. É un modo per tenerli raggruppati tutti insieme e non doverli andare a cercare uno per uno, quando mi servono, e pure per archiviarli. Fatemi sapere.
Per me va benissimo, figurati. Anche se quando avrò finito tutto il romanzo, potrò darti una sintesi più fedele e poi su qualcosa, leggendo e andando più avanti, ho modificato la mia prospettiva.
In qualche punto come questo che segue, per esempio, credo di avere un po’ esagerato. Valuta tu –qui ho corretto qualche errore ma non lo trovo così essenziale come commento, lo riconosco. È troppo d’impeto. Decidi se vuoi tenerlo o meno.
“…Claudia in una scolaretta (con grembiulino nero) che recita il ruolo della ragazza moderna e rende tutti più valorosi e con la coccardina nella gestione del tragico in un affresco di pop art!. Attenzione a nominare Nutella e Feltrinelli, che spezzano una dimensione di sogno. Quando si usano certi termini si combatte con il diavolo! Tutto molto pericoloso, secondo me, rispetto a come hai impostato le dimensioni ancora impalpabili di certe psicologie. . Comunque sono tutti getti a ruota libera di sensazioni, prendili con le pinze. Adesso aspetto il viaggio a Parigi.
Al prossimo aggiornamento.
Grazie, Luigi. Però a questo punto attenderò le tue considerazioni definitive.
A proposito, mi fanno notare i feroci correttori di bozze che infestano casa mia che ho scritto poco sopra una richiesta che non ha capo né coda. Stavo quasi oer addormentarmi e non ho riletto prima di pubblicare. Mi scuso e provvedo a mettermi sui ceci nell’angolino)
Ciao, Giuliana.
Sono quasi in dirittura d’arrivo –l’ingresso in ospedale –, e devo dire che proprio a stomaco pieno di storia, si raccolgono e si fanno più chiari i punti forza del tuo lavoro. Le frasi scorrono molto bene, anche nei dialoghi più elaborati dimostri una bellissima mano molto scaltra e un ottimo orecchio – potresti cimentarti in qualche lavoro teatrale. Le frasi sono molto armoniche, l’occhio scivola e non fa mai fatica. La punteggiatura è mirata e precisa. Credo che mantenere questo tipo di compattezza per un lavoro molto lungo, non sia semplice e tu ci riesci.
È bello leggerti, e spesso il tuo modo di scrivere riesce a valorizzare anche eventi con una tensione interna minore, rispetto ad altri più carichi. Hai una presa molto buona che slancia tutto il tuo pensiero di narrazione e giustifica abilmente qualche flessione nei contenuti della storia (onore al merito).
Nei dialoghi non ti nascondo che qualche volta devo ritornare indietro per raccapezzarmi, ma questo può essere un mio problema o una questione di abitudine, è inutile ripetermi. Ma può bastare un piccolo accessorio per aiutare il lettore e venirgli incontro: un richiamo al nome mentre si parlano, basta quello, o al sesso del personaggio, quando sono di sesso opposto, o a qualche vezzo che lo renda riconoscibile dall’altro. Devo riconoscere che Claudia ha una bella carica espressiva e spesso è riconoscibile, ma non sempre. Comunque capita a tutti nei dialoghi di creare un po’ di nebbia. In un dialogo devi stabilire una precisa dicotomia tra due o più entità orignate da una sola matrice psichica, che scrive, trascrive, descrive e separa, e può succedere – allo scrittore – di avvertire o di essere attratti più da un’entità che da un’ altra, per motivi imponderabili e misteriosi. Per esempio un difetto enorme, quando si scrivono i dialoghi, è quello di farli parlare tutti con la stessa voce: con la stessa età, con lo stesso sesso, con gli stessi sogni, con la stessa filosofia di vita, con gli stessi tempi di chi sta scrivendo o di un personaggio scritto e descritto che diventa solo sdoppiato all’occorenza, senza una sua vita.
A te invece non succede mai questo, e dipende, credo, dalla tua buona natura – Giulia in effetti lo aveva avvertito che eri molto forte nei dialoghi e ne prendo atto.
Immagino anche che qualche volta un personaggio avrà cominciato a fare di testa sua e a sorprenderti, e quando avviene qualcosa del genere, allora si cambia ancora piano e tutto diventa possibile.
Credo di avvertire nel tema o nucleo della storia, un discorso sulla progettualità di una generazione, che attraverso Claudia e il suo mondo, deve confrontarsi con diversi livelli di problematiche e di prospettive. Con la tua tecnica narrativa, hai anche evitato il rischio di essere retorica o di cadere in alcune trappole, che scattano in automatico quando si affrontano certi temi (c’è sempre questo rischio, ma verso qualsiasi tema o trama si affronti).
Dentro i dialoghi e nella scelta di affidare loro le redini del romanzo, c’è tutta la tua gioventù, la tua rabbia, il tuo modo di vedere la tua vita dal tuo treno e non solo dal tuo balcone di casa, in una sequenza che abbraccia e che non lascia il tempo per essere ridondanti e ripetitivi. È questo è un gran bel punto, credo.
Adesso ti saluto e ti auguro una buona giornata.
l.s.
Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato e mi è piaciuto. Quello che colpisce è la bravura di Giuliana a costruire un mondo credibile e bello, dove si sta bene. Come anche Luigi notava, i dialoghi sono un vero punto di forza. Ho rilevato anche dei difetti: per esempio il viaggio a Parigi a mio avviso rompe troppo il ritmo, in quella fase ho fatto un po’ fatica. Forse perchè a volte si ha la sensazione che questa storia d’amore nasca già con le scarpe. Sembra quasi che prima ancora di conoscersi i due sappiano già che è una storia seria. è solo una mia impressione?
Mi viene in mente un’altra cosa, ma se lo dico Luigi mi impicca perchè gli rovino il finale. Quindi aspetto.
Ah scusa, una domanda: ma la Carla è la mamma o la sorella di Federico? Perchè in un punto ricordo di essermi confusa, come se ci fosse un refuso…
Ti rispondo subito. Lacarla (i nomi femminili a casa Deodati sono tutti con il La davanti, è un obbligo) è la mamma di Federico.
(ho colto anche le critiche, eh, però aspetto che Luigi abbia finito di leggere, per fare un po’ il punto della situazione. Questa cosa di Parigi, in effetti, mi coglie di sorpresa, anche perché non avevo mai riflettuto sullo stacco che c’è tra la quotidianità e l’anormalità che c’è in quel capitolo. Però magari metto uno SPOILER per chi sta leggendo.
)
Da qui in avanti ci sono anticipazioni sulla trama. Sì, la storia d’amore nasce davvero con le scarpe, perché è uno dei momenti chiave dell’anno terribile di Claudia. Non mi era mai sembrato, in effetti, un limite, mi sembrava il naturale andamento delle cose. C’è da dire che, come ha notato bene Luigi, la scrittura di quel romanzo, che è sempre e comunque il primo della mia vita, a un certo punto tutti i miei personaggi mi tiravano per la giacchetta e andavano molto per i fatti propri…
Sai cosa? è che per dire il rapporto con i mostri è analizzato molto bene, molto bello quello con la madre (come evolve ecc..). Mentre quello con Sacha non mi sembra altrettanto. Oddio, ne parlano tutti: il fratello, la ragazza francese, Stefano. Tutti che ne parlano sopra, ma perchè lei si innamora di lui e lui di lei non si capisce. non si capisce perchè un giorno si vedono e tutto cambia. O forse sono io che voglio trovare una motivazione a tutto?
Adesso sei stata chiara. E ti dico sinceramente una cosa: anche io, a una delle tante riletture, me lo sono chiesto!:D Temo, e qui torniamo allo SPOILER, stavolta sulla psicologia, che questo sia uno dei punti cardine dell’immaturità che continuo a sentire nel mio romanzo. Claudia non sembra avere motivi veri per innamorarsi di Sacha, a parte il fatto che questo ragazzo è evidentemente cotto di lei. La storia d’amore è probabilmente la vicenda più funzionale all’interno del racconto, e non risulta molto credibile. C’è un punto in cui a mio parere questa cosa è molto più evidente, e non è a Parigi, ma ora mi fermo perché vorrei lasciare Luigi a leggere in pace.
Cara Giuliana,
ho concluso il tuo primo romanzo.
Una bella prima prova. Una prova incentrata sull’amicizia, credo. Rivisitando e facendo una scorsa a tutte le dinamiche del tuo racconto, Claudia è viva attraverso le tessiture delle relazioni amicali, più rassicuranti – anche quando dolorose – rispetto a tutte quelle che interessano una sfera affettiva diversa e più articolata (vedi Sacha). La storia nel suo finale apre le braccia e commuove.
È molto interessante tutta quella parte di monologo che si snoda tra le varie sequenze del discorso diretto, –affidata sempre a Claudia, – e davvero originale quando si alterna a un mono-dialogo con Federico, quando ormai Federico non c’è più.
Anche la fase successiva alla scomparsa di Federico, avvenuta quasi in contrappunto con la nascita del bambino, non è mai artefatta, ma molto naturale. Continua a scorrere senza forzature. Io sono convinto che sia molto difficile mantenere in piedi un romanzo su elementi in apparenza così quotidiani e poco complessi, almeno nell’apparenza. Qualsiasi strada ti potrebbe confinare in un già visto, o in un già sentito e già raccontato. Eppure in questa storia avviene qualcosa, che la rende immune e che le restituisce una freschezza e un’onestà che non sempre si accorpano alle prime storie lunghe di uno scrittore. Il finale mi è piaciuto molto perché è aperto. La chiusura con la prima persona plurale, dà calore e speranza.
Piccoli dettagli: la terza persona singolare del verbo dare: dà, credo che sia coretto accentarla, sempre per la stessa storia dei monosillabi omografi. Va anche detto che il tuo secondo ma va, lo hai scritto corretto, per cui non hai perseverato e sei in pareggio.
Mi dispiace di essere giunto al capolinea. Questa storia mi ha evocato diverse sensazioni e reazioni; riflessioni, dubbi, ripensamenti; poi alla fine avverto che mi mancano proprio quei luoghi che non vedevo e che non descrivevi, pensa un po’ che strano. Mi mancherà quello che non ho visto e che a fine romanzo affiora: gli ambienti e i luoghi affiorati dalle dinamiche psicologiche. La casa di Claudia dalla sua voce, dai suoi monologhi, dalle sue paure e dai rapporti con le sue origini da cui fa fatica a staccarsi, rendendola verosimile e palpabile come compagna di strada o compagna di classe immaginaria…
Grazie di questa bella esperienza e in gamba per i suoi e per i tuoi sviluppi.
l.s.
Mi sbaglierò, ma per me Claudia è innamorata di Stefano. Sempre. Dall’inizio alla fine.
Sai, Giulia, che ho avuto la tua stessa sensazione? Ma forse non ho trovato il coraggio di dirlo,
Non leggete questi commenti prima della fine del romanzo!!!!!!!!!!!!!!!
Ma infatti Sacha non spunta fuori quando Stefano si innamora di Marina?
***ATTENZIONE SPOILER***
Eh!eh! no, Sacha spunta fuori a poche pagine del primo capitolo, mentre Claudia ha l’ingombrante problema della cognata da risolvere e il fratellino sparito e introvabile!
Siete bellissimi. Mi sembra di ricominciare a parlare di vecchi amici che conoscono anche altre persone e si fa un’enorme rimpatriata a ricordare i tempi andati.
Ma quindi sto seguito ce lo scrivi?
Ti piacciono le storie seriali?
Ci ho provato, un po’ di tempo fa. Claudia e Sacha cresciuti erano di una noia mortale, così pallosi che pure io mi sono stufata di stargli dietro (e comunque sì. Nel seguito ideale Claudia e Sacha si lasciano e poi non ve lo dico…)
Scaricato anche il libro di Giuliana, che già mi attira tantissimo per l’argomento trattato. Ti faccio sapere presto
Oh… Ti attendo, allora!
Eccomi qui, finalmente pronta a controbattere alle critiche di Luigi. Che in effetti, alla lunga, si sono diradate, lasciando posto solo a un paio di considerazioni su cui mi fa piacere soffermarmi.
1- la questione Nutella e Feltrinelli. Tu trovi fastidioso sentire nominare due elementi spiccatamente presenti nel mondo reale perché ti riportano fuori dalla storia. Io non concordo. Anzitutto perché ci sono elementi del mondo di fuori, che è comunque caratterizzato. Io non metto Claudia in un periodo inesistente, in una realtà possibile, ma nella Milano del 1997, con precisi riferimenti e luoghi che per me sono noti, e pure per gli abitanti del quartiere stesso. Esiste Via Tolstoj, anche se per errore ho collocato il palazzo anni ’30 al numero 31 anziché al numero 29. Sacha nella realtà vivrebbe in un brutto palazzo anni ’60, figlio della speculazione edilizia, e magari dovrei traslocarlo al palazzo prima! Esiste un ospedale San Paolo, esiste la libreria di cui parlo esattamente in Via Manzoni, ed è la Feltrinelli storica, la prima nata. Insomma, so che la connotazione geografica è magari troppo forte, ma un milanese sa di cosa si sta parlando e riconosce i luoghi. In un mondo caratterizzato e riconoscibile, con tanto di connotazione temporale, la Nutella, elemento fondante per l’educazione di Nicola e ormai entrata nell’uso comune perché da anni riconosciamo la crema spalmabile come Nutella e non con altri nomi, DEVE essere presente! Lo stesso vale per la Feltrinelli, che pure se non si capisce è elemento fondante dell’educazione culturale di Claudia. Quindi della mia. Scherzi a parte, io non sono dell’idea che non si debbano nominare elementi del mondo reale caratterizzanti di qualcosa. Credo siano scuole di pensiero differenti.
2- La questione dei dialoghi e della riconoscibilità di chi parla, invece, è uno dei punti deboli di questo romanzo. Ed è un limite già evidenziato in precedenza da altri lettori, che sorvolano tranquillamente sul dover tornare indietro perché, come alcuni dei commentatori, si sono fatti prendere così tanto dalla storia che non ci hanno più badato.
É stato uno dei punti deboli della mia scrittura su cui ho lavorato di più, e devo dire che con molta fatica, in altre storie successive, ho cercato di evitare il problema. Come dicevo anche in un commento precedente, con le rondini ho rinunciato tempo fa a correzioni grosse perché non mi riusciva di metterci mano.
3- c’è altro? Perché adesso mi sono persa e tra le mie caratteristiche peculiari c’è l’amore per le digressioni che mi porta a perdere di vista la trama principale…
Ciao, Giuliana.
Sei stata molto chiara. Credo che riguardo al primo aspetto, rientri una questione personale di un mio gusto, e quindi non fa testo. Anche se andando avanti a leggerti, certe tue scelte trovano un loro assetto e non pesano molto. In quel contesto hai motivato le tue ragioni di utilizzo, e non credo che devi dare conto a nessuno. Io, nei tuoi panni, avrei fatto lo stesso. La mia era una sensazione immediata, diciamo più “umorale”.
In gamba e buona giornata.
luigi
Ma io invece lo trovo un argomento interessante, e seppure il mio tono sembrasse polemico (non amo molto l’uso degli emoticons e questo mi procura problemi nella comunicazione on line) non volevo polemizzare. Non sei il primo che sento esprimere dubbi, non nel mio romanzo in particolare ma nella narrativa in generale, sull’uso troppo specifico di elementi esistenti.
Io sono proprio della scuola opposta, perché considero luoghi e oggetti parte integrante dei mondi dei miei personaggi, ma mi interessa il punto di vista opposto.
Non ho colto assolutamente un tono polemico, anzi. Mi sembra che tu abbia spiegato molto bene le tue motivazioni. E poi non è detto che sia sempre lo scrittore che debba giustificare qualche cosa che non va. Anche i giudizi verso chi scrive, potranno essere pieni di piccole o grandi dissonanze o contraddizioni e imprecisioni. Io penso che sia importante porsi in un piano colloquiale, nemmeno critico. Chi scrive si mette in gioco, d’accordo, ma non è detto che ne sappia sempre di meno di chi lo legge, almeno su quella situazione.
Tutto qui.
Attenzione però! Io non ho mai parlato di “elementi esistenti” e nemmeno ho accennato ai luoghi – anzi! Sarebbe da matti! Ho parlato solo della Nutella e della Feltrinelli, ma solo in quel frangente. Una cosa mia. Stop! Niente scuole di appartenenza, nel mio caso!
saluti.
Ecco lo stralcio del mio pensiero. Niente luoghi, niente elementi reali:
“Attenzione a nominare Nutella e Feltrinelli, che spezzano una dimensione di sogno. Quando si usano certi termini si combatte con il diavolo! Tutto molto pericoloso, secondo me, rispetto a come hai impostato le dimensioni ancora impalpabili di certe psicologie. . Comunque sono tutti getti a ruota libera di sensazioni, prendili con le pinze”.
Chi mi aveva segnalato un fratello nella storia, a proposito de Lacarla? Avete ragione, c’è il solito refuso che chissà come mi è sfugguto all’ennesima rilettura.
Io. beccata
I miei cinque centesimi (con spoiler annessi(
Ieri ho finalmente finito il tuo libro e devo dire che mi é piaciuto: é molto scorrevole, il ritmo della narrazione é veloce e quasi sempre costante.
Mi é piaciuta moltissimo l’ambientazione milanese, che a me che conosco pochissimo Milano sembrava reale e quotidiana (ho trovato molta discrepanza tra come descrivi Milano e come Parigi viene descritta invece in modo tangenziale).
I dialoghi sono, come dicevi tu stessa, un po’problematici, soprattutto all’inizio; personalmente li trovo molto `cinematografici’ e meno letterari (nel senso che li vedrei molto bene per un film o un pezzo di teatro).
I personaggi mi sono piaciuti molto, anche se ho trovato il personaggio di Federico/Chicco un po’troppo in potenza, non mi sarebbe dispiaciuto una trattazione più approfondita, specialmente in alcuni punti. I personaggi sono tutti molto credibili (solo a volte Claudia mi sembra più piccola della sua età, un po’troppo ragazzina del liceo, non so se lo hai fatto di proposito o é una sensazione mia). Anche l’evoluzione dei rapporti fra i vari personaggi é interessante, anche se secondo me su Claudia e Sasha si potrebbe lavorare ancora un po’ (l’ultima parte, dal ritorno a Parigi in poi é piuttosto schematica). Non mi é piaciuto molto nel finale quando il bambino nasce nel giorno del funerale di Federico, l’ho trovato troppo scontato (questione di gusti).
Infine una nota tecnica (io sono una donna pedante di professione): mi sembra che ci sia qualche refuso. Mi sembra che ci sia un Ledoati al posto di Deodati e varie istanze di `dà’ privato dell’accento, alcune concordanze sballate.
Concludo facendoti ancora i complimenti e ringraziandoti per aver condiviso una bella storia!
Ah Giuliana, anche Beatrice ha trovato un problema nel rapporto tra Claudia e Sacha. Mi sa che quei due devono andare in terapia!
Beatrice, cosa ne pensi del rapporto Claudia e Stefano?
SPOILER
Ahia. Mo’ perora la causa di Claudia e Stefano che si mettono insieme!
Sì, lo confesso. Ebbene sì.
In realtà non é che ce li veda così tanto bene insieme, rischierebbero di diventare troppo come RichandAmy di “Zits” XD
Non conosco. A me però Claudia e Stefano insieme fanno pensare più a Jack Lemmon e Walter Matthau.
Sono colpita dal tuo commento, Beatrice. Hai evidenziato con una puntualità e senza fronzoli quelli che io sento come limiti enormi della mia storia.
La trascuratezza delle descrizioni di Parigi, che purtroppo è un limite dovuto ai miei pessimi ricordi della città, in contrapposizione alla caratterizzazione di Milano, che a volte è persino troppo millimetrica.
Federico, che in alcuni momenti ho persino dimenticato.
E Claudia stessa, che per molti aspetti sembra davvero più piccola della sua età, persino immatura.
Anche l’appunto sui dialoghi, che sono più adatti al cinema che al romanzo, ha una sua motivazione. É takmente motivato che poi mi sono ritrovata a farlo per mestiere, quello di dialoghista!
SPOILER
Invece la nascita del bambino il giorno del funerale è stata fortemente voluta. Era una di quelle cose già previste mentre scrivevo, uno di quegli elementi non contrattabili per nessun motivo.
(a sproposito. Metto gli spoiler perché so che ci sono alcune persone che hanno scaricato e stanno leggendo, e nel frattempo si leggono i commenti qui sopra)
Il “senza fronzoli” credo sia dovuto al fatto che ho veramente un brutto carattere ˆˆ”.
, io ho una certa avversione per le coincidenze “troppo coincidenze” perché ho sempre paura che il lettore le possa anticipare troppo facilmente (il che, mi rendo conto, non é necessariamente una pecca, sono io che mi scoccio quando indovino un risvolto del testo dieci pagine prima di arrivarci).
Comunque, come ti dicevo la cosa del funerale credo sia questione di gusto
Mi dà l’idea che il tuo mestiere tu lo faccia proprio bene, perché i dialoghi, superata la poca chiarezza nei parlanti, sono scritti splendidamente, sembra che i personaggi ti chiacchierino davanti.
Lo facevo, come mestiere. Ora non lo faccio più. I casi della vita ti portano a scegliere la pagnotta e il fegato in luogo della disoccupazione e dell’acidità di stomaco eterna… (brutto carattere? Mi piace! Pure io ho un brutto carattere!)
Ho letto delle tue peripezie lavorative sul blog… é meglio che non comincio a dar voce alla mia indignazione per lo spreco di professionalità di questo paese (tra le altre cose) *esercita la meditazione per sopprimere la rabbia*
Brutto Carattere Pride! ( non c’entra nulla, ma adoro il tuo avatar mafaldoso).
Ahahahahahahahahah! Senti, posso prendere il commento e metterlo nel tumblog insieme agli altri?
Certamente, fai pure
.
…comunque dovremmo scrivere un post a quattro mani sulla Comitato di liberazione del Turpiloquio e la vendetta dei brutti caratteri!
Sì, sì. Poi io li vedo estremamente affini, i Brutti Caratteri e il CLT.
Postai. A proposito, se volete rileggervi, siete qui:
http://rondinifeedback.tumblr.com/
I capi del CLT hanno tutti dei Brutti Caratteri, altrimenti non sarebbero amici miei, ché sono abituata a fare incontri con tipini alquanto `nervosi’.
Beatrice e Giuliana, invece di inventarvi comitati di vario genere vi aspetto alla prova di editing…
Io sono un po’ incasinata, mi ci dedico sabato. (con l’editing ho sempre avuto dei problemi non indifferenti)
Mio giudizio a questo romanzo. Mi è piaciuto. Mi sono divertita. E sono arrivata senza fatica alla fine. A qualche giorno di distanza dalla fine i personaggi mi sono rimasti ben in testa. Una cosa interessante è la resa della risata nei tuoi dialoghi. Mi piasce, mi piasce.
Passiamo ai tasti dolenti.
A) La lunghezza: io l’avrei tagliato un po’ perché nonostante non mi sia mai venuta voglia di mollare mi sono ritrovata a saltare più di un paragrafo.
B) Sarebbe stato interessante secondo me puntare un po’ di più sulla vita del condominio. A parte Chicco gli altri li hai appena tratteggiati. E invece sarebbe stato divertente conoscerli meglio.
C) In alcuni punti troppe elucubrazioni e secondo me poco incisive e utili per la storia. Sembra un po’ che tu abbia voluto far dire ai personaggi cosa pensi del mondo. Va benissimo, ma dovrebbe essere finalizzato alla storia.
Comunque brava, mi è piaciuto assai. Prossimi progetti?
Sto lavorando a un altro romanzo, con molta fatica. (e no, prima che Giulia me lo chieda, non è il seguito!
)
Sulla lunghezza dei paragrafi e sulle elucubrazioni, mi piacerebbe magari parlare in privato, evitando spoiler. Può darsi che tra tutte le critiche che sono uscite qui sopra e qualche indicazione mirata su ciò che potrebbe essere snellito mi torni la voglia di rimetterci mano.
Non è detto, ma chissà… Però con calma, eh!
Ho letto questo commento stamattina mentre facevo colazione e volevo dire una cosa che mi pare fondamentale (ma forse non lo è). Sono personalmente contenta se i commenti della libreria risvegliano negli autori il desiderio di rivedere i loro racconti/romanzi. Ma va bene anche no. Mi va bene anche che dicano: “Quello è scritto così e buonanotte”. Perchè i commenti e le osservazioni poi vengono buone anche per altri progetti, no?
E comunque io il seguito lo farei, fossi in te!!!!
(rispondo a Giulia) Infatti, non so se mi verrà, ma magari sì, o magari lo lascio com’è e decido di scrivere il seguito. Però rilancio. Visto che ci tieni tanto a leggere il seguito, perché non ci mettiamo a scriverlo a quattro mani? Magari, se mi tiri per la giacchetta…
rispondo a Giuliana. Intanto se tiriamo in mezzo la Giacchetta, le mani diventano sei (grazie per avermi dato la possibilità di fare questa battuta tremenda
).
Comunque non mi arrischierei mai. Un contro dei personaggi creati insieme, ma questi sono tuoi. Tuoi, tuoi. Finisce che ci scuoiamo, no?
Non lo so. In fondo i miei personaggi ormai non sono più miei da un pezzo. Non credo che lo siano mai stati fino in fondo, facevano quello che gli pareva…
Non sto nicchiando. Ci sto pensando.
Ecco, pensaci bene!
Ciao Giuliana, ho appena finito di leggere il tuo libro e…allora: mi è piaciuto molto, è una bella storia, qualcosa che vive la vita di tutti i giorni. Mi sono riconosciuta in alcuni tratti del personaggio principale e mi ha dato un grande spunto per dire “la vita continua”
Unico appunto (visto che da buona scrittrice chiedi anche le critiche!) Ogni tanto mi sono persa nei dialoghi, “chi sta parlando?” però mi è piaciuta l’idea di Claudia che a volte parla, a volte sta solo pensando!!
Io ti chiederei il seguito…poi fai tu!
In bocca al lupo!!!
Grazie! Mi piace sapere che le persone si riconoscono in quello che ho scritto, è sempre una bella sensazione.
Sul seguito stiamo discutendo a rilento in privato, come si evince dai commenti precedenti.
(sui dialoghi non mi dilungo perché ne abbiamo già discusso, ma hai pienamente ragione)
Ho letto solo dopo i commenti e gli appunti che ti sono stati fatti…ho preferito scrivere di getto quelle che sono state le mie impressioni a caldo (avevo appena chiuso il programma di lettura!)
Dopo aver letto la tua risposta sono andata a rivedere tutti i commenti… e si hai ragione, ho avuto risposte leggendo quelle degli altri!
Per il prossimo tuo lavoro, bhe diciamo che aspetto…fai con calma eh;)
Eh un po’ a rilento, sì. Ma adesso arrivano le vacanze!!!!!
Vorrei capire meglio questa licenza di copyleft.
Per queste cose dobbiamo interpellare la Capa! Capaaaaaa?!?!?
Eccumi, facciamo che scrivo un post in bacheca dove spiego meglio la cosa e come funziona per lo Starbooks
Sì! Viva i post in bacheca!