Passaggio a livello

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Titolo: Passaggio a livello

Autore: Luigi Salerno

Formato: pdf

Categoria: Racconti

Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

Teaser: Due vecchi amanti si incontrano in un giorno di pioggia. Claire, lasciando con un pretesto il suo nuovo marito, davanti a una gara di motociclismo in tv. Flint, lasciando la sua casa vuota, dopo aver chiamato Claire al telefono. I due si ritrovano nei pressi di un passaggio a livello, dove si confrontano nella pioggia e nei ricordi, mentre un'altra coppia, poco lontana, aspetta: la sbarra che si solleva e il passaggio del treno. Flint ha bisogno di aiuto. È quello il motivo principale di quella sua telefonata e di quell'incontro con Claire.

Commenti

About Luigi Salerno

Specializzato in alta formazione musicale, con tesi per il secondo livello sulla musica colta nel cinema (La musica colta nel fotogramma) conseguita con il massimo dei voti. 15 TH International Gypsy Friend Arts Competition 2008: Premiato nella Categoria Unpublished Short Story con il racconto “Il sole negli occhi”. Finalista al Concorso Terre di Mezzo con selezioni testi della Scuola Holden di Torino (2008) con il racconto “Il telegramma”. Premiato alla II Edizione del Concorso “Edonismi” -Festival Libriamo 2009 Vicenza (continuazione ideale Sillabari di Goffredo Parise). Inserito nelle Selezioni Concorso Verba Agrestia 2011 – Società Gallarate Studi Patri. Pubblica il romanzo “Il disabitato” (2011) Edizioni Il Pavone di Messina. Di prossima pubblicazione il romanzo “L’azzurro della notte”. Per il teatro: Meerschaum (Atto unico)/ La stanza di Fritz/ Il chiodo nella fragola


14 Comments

  1. Francesco Pomponio

    Un bel racconto.
    Mi piacciono le descrizioni e mi piacciono i dialoghi.
    Sembra di esserci. Bella l’immagine delle gocce di pioggia che si possono contare alla luce del lampione.
    Un bel racconto, che sono contento di aver letto.
    E con finale che sorprende. Bravo!

  2. Caro, Francesco,
    ti ringrazio delle tue parole. Il “sembra di esserci”, credo che sia una delle cose più belle
    da sentirsi dire, ancora di più se dette da chi scrive.
    Tra l’altro sto leggendo il tuo lavoro, ma con molta calma.
    Poi mi farò vivo per parlartene.
    Ancora grazie e buona giornata.
    l.s,

  3. La sinossi e la copertina di questo racconto mi hanno molto incuriosito, come del resto il blog personale dell’autore. Scarico il testo, poi torno a condividere il mio parere.
    A presto, e grazie!
    Carmine

  4. Sono d’accordo con Francesco: sembra di esserci. Ho sentito l’umidità della pioggia. Ho ascoltato i due amanti parlare.
    Bello, il racconto, perché si riescono a sentire anche tutte le parole che gli amanti non si dicono.
    Bravo, Luigi.

  5. Ciao, Manuela.
    Il tuo commento mi lascia davvero senza parole, soprattutto perché hai ascoltato quello che gli amanti non si dicono. Le parole a volte devono parlare di altro. Di cose dette senza dirle.
    Hai colto un particolare che mi sta molto a cuore, non solo in questa storia, ma un po’ in tutto l’approccio alla parola scritta. Non credevo che potesse arrivare così.
    Ti ringrazio davvero per la sensibilità e per il tipo di attenzione che hai dedicato al racconto.
    In gamba per la tua scrittura.
    Alle prossime letture.
    Luigi

  6. Sai, Luigi, sono una grande appassionata di dialoghi ben fatti. Ritengo che la credibilità, sia il primo elemento fondamentale. Credo che quando un lettore legge, non dovrebbe mai avvertire lo “scollamento” con la realtà, altrimenti è come se emergesse dalla pagina e si vedesse leggere il testo. Il lettore per me non deve avere mai l’impressione di leggere, ma deve essere assorbito dalla storia senza neanche rendersene conto. Sai, come quando uno entra in un’altra dimensione.
    In secondo luogo, laddove l’autore riesce a far “sentire” tutte le parole che due persone stanno tacendo, senza che tu, autore stesso, ti metta a scriverle palesandole, allora lì il dialogo è davvero perfetto. Sia sul piano letterario che emotivo. Perchè per me, il dialogo, è prima di tutto emotività.

  7. La penso esattamente allo stesso modo, incredibile!
    Credo che c’entri un po’ anche l’orecchio con il dialogo.
    Il dialogo dovrebbe snodarsi nella narrazione, come un flusso naturale di vita e non di troppo narrato o troppo strumentale al ritmo del narrato. Se quando due parlano, io continuo a narrare, o li faccio filosofeggiare, molto spesso diventano sentinelle scrittori, della mia stessa voce narrante, qualcosa di molto distante dalla realtà, di scollato. Le persone che parlano nella vita, lo fanno senza nessun altro intento di quel momento, senza porsi grandi traguardi, stilistici, letterari o filosofici. Quando due stanno parlando, non scrivono. Lo fanno per la sopravvivenza di quell’istante di contatto, che in quel momento è tutta la loro vita e non ha altre regole al di fuori di quella soglia di incanto, di dolore, o di follia.
    Quando si separa per bene la tensione della voce narrante dal dialogo, credo che cambi tutto il piano visivo della storia. Io lo immagino come la corrente elettrica dentro un filo. Se sbagli un dialogo, mancherà la luce nella storia, o almeno in quella sua parte. Quando la corrente rimane nel filo, la voce di chi racconta non c’è più, e pare che abbia aperto la finestra su di una strada, a volte starà invece spiando, o inciampando in un’interferenza telefonica con persone che non raccontano, ma che sono parte viva e inconsapevole del racconto. Non è il personaggio che parla, al servizio dell’intento narrativo, ma è l’intento narrativo che deve sottoporsi alla naturalezza umana di chi parla, con tutti i rischi e le difficoltà che questa operazione comporta.
    Vorrei leggere qualcos’altro delle tue cose. Hai una bella voce di scrittura, molto personale e carica.
    Buona giornata e grazie,
    l.s.

  8. Va beh, cari appassionati di dialogo, vi annuncio in anteprima che il prossimo romanzo che pubblicheremo nella libreria è fondato sui dialoghi! :D

  9. Vorrei raccontarvi una cosa su questo racconto. Mi auguro che ormai l’abbiate letto in tanti e quindi posso mettere uno spoiler. Se poi invece non l’avete ancora letto per favore non leggete quanto segue.
    La prima volta che ho letto questo racconto, dopo dieci righe lo stavo cestinando. C’erano dei grossi problemi con la prima parte, ma al mio sguardo superficiale non sembrava valesse la pena continuare a leggere. Poi, davvero per caso, mi è caduto l’occhio sul pezzo delle ballerine e quel dialogo ha attratto la mia attenzione spingendomi a leggere tutto il racconto e poi a scrivere a Luigi.
    Con molta umiltà, Luigi ha ascoltato i miei suggerimenti e il racconto, come vedete anche voi, è ben riuscito.
    E a proposito di ben riuscito, vorrei dire quanto mi piace il twist alla fine. è davvero magistrale e secondo me è indice di un buon racconto.

  10. Giulia, mi piace molto questa sorta di racconto nel racconto, che ha segnato un po’ il suo destino, o meglio, il suo destino lo hai segnato tu. Questa storia nasceva da un post sgangherato, lasciato ammuffire qualche annetto fa sul mio blog. Poi lo avevo trascritto e lasciato su Scribd. Senza pensare minimamente a trovargli una collocazione ulteriore. Non lo avevo nemmeno revisionato. Lo sentivo sospeso sui suoi punti più solidi, che erano il finale e le atmosfere dei dialoghi, che erano tutti scivolati naturali e dal nulla, e che mi illudevo potevano portarsi sul groppone gli altri misfatti. Poi l’incontro con Starbooks, che è stata la sbarra del passaggio a livello sollevata per questa storia. I problemi erano soprattutto nella parte inziale, dove avevo articolato a raffica una serie di tempi psicologici, che andavano a cozzare con quelli cronologici (Mi è capitato anche in altre circostanze, ma in questo caso lo spazio era ridotto, per poter giustificare e camuffare le scelte dei tempi). In quel caso, come giustamente ha notato Giulia, l’effetto disorientava. Grazie a un paio di semplici ballerine, questa storia ha preso vita e ha trovato una sua strada e anche dei nuovi amici. Che cosa vi è di più bello di conoscere nuovi amici attraverso la scrittura? Pensate quanto avrei perso se mi fossi irrigidito contro i suggerimenti di Giulia – per fortuna io per carattere e anche per educazione, sono convinto di essere sempre in prima elementare, con la scrittura. Per cui quando mi vengono dette delle cose sensate, sono solo felice e ringrazio, come in questo caso:
    ancora grazie per questo magnifico spazio di crescita.
    l.s.

    • Io mi sono ripromessa di rileggere il racconto, prima di dire quello che ne penso, perché l’ho letto male, in treno e sullo smartphone. E mi rendo conto che le mie prime sensazioni sono molto falsate dal mezzo e dalla situazione. Quindi sto rimandando il mio commento a quando riprenderò il tutto con più calma e soprattutto su un supporto meno faticoso.

  11. Giulia Madonna

    Affascinate.C’è un’atmosfera sospesa,rarefatta.I protagonisti sono inafferrabili ma fermi e immobili ai loro sentimenti,che non vogliono completamente dimostrare;soprattutto lei,sembra persa fra i suoi pensieri e,invece,è lì presente e viva più che mai, ma cerca di confondere le carte,bara.Però,dopo le parole forti di lui lo travolge con quel bacio, venuto da lontano e mai spento sulle sue labbra.Bellissima l’immagine dei due vecchi amanti sotto la pioggia e di fronte al passaggio a livello, metafora della vita che scorre inesorabilmente regolare e ritmica(il treno) e gli imprevisti(la poiggia) che la arricchiscono.

    • Sì, in effetti ci tenevo molto a lasciare questa sensazione di indefinito e di sospensione, e sono davvero contento che sia arrivata. Ho immaginato questa storia immersa in un pesante effetto flou (soft focus), sia per quanto riguarda le figure e il loro sviluppo, che gli ambienti dove si muovono o anche dove vengono evocate quelle di contorno. Sembra che ciascun elemento della storia sia rievocazione di un altro. Sia il passaggio a livello, che la stanza del pianoforte ma lo stesso bosco immaginato dal nastro per capelli, vivono, anche se su piani diversi, la stessa costante sfocatura che ne altera la definizione e quindi li sospende in un piano inconsueto di descrizione del reale, che personalmente amo molto e che utilizzo molto spesso.
      Grazie,
      l.s.

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