Viaggio senza passaporto

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Viaggio Senza Passaporto
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Titolo: Viaggio Senza Passaporto

Autore: Giulia Meli

Formato: pdf

Categoria: Romanzi

Licenza: Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

Teaser: Quanto sei disposto a pagare per ottenere il successo? La legge del contrappasso in versione rock (o quasi).

Commenti

About Giulia Meli

Giulia Meli, ex scrittrice, rimane ferita nell’incendio del Blabla Hotel e, a causa di una contusione alla testa, soffre di una grave forma di amnesia. Barista a tempo pieno allo Starbooks-coffee fino a marzo ’12, oggi si dedica ad altri progetti.


27 Comments

  1. … un nuovo libro?!

  2. Oddio, più tipo un raccontone!

  3. Ciao Giulia e complimneti.
    Ho appena letto la prefazione e mi è piaciuta subito.
    Penso che lo farò leggere anche a mio figlio.
    Mi sono rimaste impresse queste frasi che per me “sono” tutto il racconto ancor prima di leggerlo:
    “Pestavamo con i piedi la linea di confine tra l’essere ragazzi e l’essere uomini e saltavamo da una parte e dall’altra a seconda del momento, prendendo il meglio di entrambe le età e rimandando la decisione ad un futuro prossimo e lontano, allo stesso tempo. Ed è così
    che l’età adulta ci è venuta a cercare, stanandoci dietro le nostre velleità artistiche e sbattendoci in faccia la realtà.”

    Brava!
    Alla fine della lettura ti faccio sapere.
    Un cordiale saluto.

    Fabio Marazzoli

  4. Ho finito di leggerlo questa mattina. Ho faticato un po’ a entrare nella storia, dico la verità, ma alla fine i personaggi mi sono stati chiari e limpidi. Mi è pure scesa una lacrimuccia.
    Sul finale dopo anni ho qualche dubbio. Sembra appiccicato. Però immagino che tu lo sappia (se ho capito bene la postfazione).
    Ecco, a parte il racconto, mi ha colpito questa cosa del non riuscire più a scrivere per molto tempo, perché la vita non lasciava il tempo. E’ una cosa che ho provato anche io, molto spesso. E in effetti si sentiva per tutto il racconto, che in realtà non si parlava di musica ma di scrittura. Solo che la musica ha qualcosa che manca alla scrittura, quando la racconti. Si lascia raccontare meglio. Te la immagini, la musica. E le sensazioni, pure. La scrittura, no. Almeno, io ho molte remore a raccontare cosa succede quando mi manca la scrittura. Mi sento finta.
    Secondo me fai bene a lasciare il racconto così com’è. Ci sono racconti che non sono funzionali al lettore. Servono a noi.

    • Era più il tempo della testa che il tempo dell’orologio che mi mancava. Sono affezionata a VSP perchè mi ha ricordato che quel tempo mi serve, mi serve proprio. A volte pensiamo che fare una cosa porti ad un risultato, pensiamo di farla per quel risultato che abbiamo in testa.
      Io, invece, ho capito che non scrivo per un risultato, ma perchè mi fa star bene. Tout-court.
      La lacrimuccia fa sempre piacere!

  5. “Ed è così che l’età adulta ci è venuta a cercare…” Bello :)

    • Io avrei detto: “inutilmente pomposo”.
      Il fatto è che la ricerca della semplicità (purché efficace. semplicità e efficacia insieme) è una strada lunga e tortuosa.

  6. Ieri sera ho finito di leggere il tuo racconto. Confermo i miei complimenti per la storia che hai saputo raccontare, o meglio per il viaggio che ci hai fare attaverso la vita dei giovani d’oggi. Non una storia ma quattro episodi della vita di quattro personaggi che si intrecciano e che si fondono per farne una sola, molto attuale e cruda al tempo stesso. i personaggi sono vivi, li senti, li vedi. Quasi carpisci le loro emozioni, come se anche tu facessi parte della band, mentre respiri l’odore della cantina o in attesa di esibirsi sul palco. Il finale ti spiazza, ti lascia un po’ di amaro in bocca, un po’ come accade veramente nella vita quando le cose non vanno a finire come vorresti anche nei momenti in cui credi che tutto possa avere un lieto fine. Ma la storia di ognuno di noi e la vita è anche questo.
    Un consiglio: scrivi ancora, non ti fermare e facci ancora viaggiare nelle tue belle storie… senza passaporto.

    Un cordiale saluto.

    Fabio Marazzoli

  7. Io l’ho letto tempo fa e mi sembrò una storia molto bella e originale. Forse però avrebbe meritato di essere ampliata, ci sarebbe venuto bene un bel librone,
    E poiché chi l’ha scritto secondo me sa scrivere MOLTO bene, dovrebbe “lasciarsi andare” e far vivere di più questi bei personaggi, dar loro più spazio, perché gli elementi sui quali “lavorare” ci sono tutti, e le capacità di farlo sono indubbie.

    Francesco

  8. Grazie, grazie, inchini. Vi offrirò un bel cappuccino, visto che siete così gentili.
    @Francesco: ho aggiunto una postfazione dove esplicito alcune riflessioni scaturite dalla tua lettura.
    Comunque la storia è un po’ scontata, secondo me…

  9. Sono andato a leggere la post-fazione, che non avevo letto. Secondo me non si cresce mai, e si può rimanere come si era a 18 anni anche quando sopravvengono le bollette, il mutuo di casa e tutto il resto. Basta rimanere onesti con sé stessi e curiosi di tutto.
    E tu mi pare che lo sia. :-)

    Ma a parte questo, non ci sono storie scontate, ci sono storie raccontate bene e storie raccontate in modo banale. E qui mi riferisco al discorso dello stile, che oggi pian piano si sta perdendo, perché quasi tutti i libri sono politicamente corretti e non si dice negro, ma di colore, anche se quello è proprio negro che di più non si può.
    E per non offendere nessuno si offende l’originalità della scrittura.
    Ma questo non c’entra niente con il tuo libro, mi veniva in mente e l’ho scritto qua.

    francesco

  10. Buongiorno.
    Ho scaricato questo romanzo di Giulia ieri, sul tardi. L’ho trasferito in formato e Pub e ho cominciato a leggerlo come si deve, su di un Cybook Opus Booken, nel cuore della notte. Sono a circa un quarto del percorso, e mi sento divorato dalla storia e dalla bravura della scrittrice. In effetti quando si incontra uno scrittore nuovo, è come salire in macchina con uno sconosciuto. Non conosci ancora le intenzioni, e nemmeno l’uso della frizione, o la sua vista e nemmeno dove va. Nella macchina di questo romanzo, la strada non la senti, ma vedi il paesaggio. È una prima testimonianza, ancora a caldo. Mi rifarò vivo lungo la strada, o a romanzo finito. Inutile dirvi di scaricarlo, perché questa scrittrice è una che fa sul serio.
    Come primo testo scaricato e poi convertito da StarBooks Coffee, sono piacevolmente sorpreso dalla cura, e dalla qualità della scrittura. Tra l’altro la conversione dal Pdf è scivolata un amore, e si legge una meraviglia.
    Al momento è tutto.
    Passo e chiudo.
    luigi

  11. Sono a buon punto, Giulia. Credo a breve.
    buona serata.
    l.s.

  12. Buongiorno.
    Ho finito “Viaggio senza passaporto”, al confine con la nuova ora, quella solare e quindi notturna, in un clima di sospensione. E una volta finita anche la postfazione, sono rimasto fermo: To haunting. Termine incontrato in un romanzo di Javier Marias, molto antico e complesso, che dovrebbe avere a che fare con la sensazione di sospensione nell’incantamento, nell’essere visitati o disturbati dalle dinamiche di un certo ricordo che ti abita. Credo che la storia si basi su questo effetto. Quanto meno l’ho vissuta nella tensione di individuare il sottobosco che si celava nella e nelle sue trame – in alcuni punti come un quartetto d’archi o costruzione cameristica, anche parlando di rock – senza limitarmi all’accadimento del tema o della trama. In questo caso, la scrittura di Giulia, ha utilizzato una trama, che potremmo forse aver già sentito, per attraversare però un altro territorio, più profondo, con singolarità e precisione,e mai sentito. Quello della canzone regalata o perduta – o della moto-mostro, che alla fine sono due fattori molto meno distanti l’uno dall’altro, perché hanno a che fare con il rapporto profondo con la propria sfera creativa e sensibile, e con la possibilità di perdersi, attraverso.
    Ogni parola di questo romanzo, l’ho avvertita come il più bel giorno della vita di chi l’ha scritta, e anche come il più tragico. Bello perché tragico della sua bellezza o tragico per quanto faccia male il bello, a volte.
    La sensazione costante nella lettura è quella di una vita che si affama da sola. Nella descrizione delle chitarre, dei luoghi di prova, nei polmoncini della neonata, fino alle turbolenze e ai drammi, piccoli o grandi, dei personaggi, nella casa trovata vuota, c’è questa fame di perdita, attraverso una canzone-scrittura, o motocicletta – mostro -scrittura.
    Leggere chi scrive in questo modo mette fame. Anche prima di leggere la postfazione, mi sono accorto di questa buona tensione affamante, che non è mai un atto troppo volontario e compiaciuto. Da questo impulso, si dirama il filo della storia, con coerenza e senza mai cedere. Senza lasciare mai la presa. Credo e intendo la scrittura come un atto di perdita. Credo che ogni atto creativo abbia a che fare con la perdita. In particolar modo quando questo stadio di abbandono nella tessitura, mai troppo macchinoso, abbandoni il lettore ad altri mondi, ad altre canzoni regalate, che è poi il senso del leggere e dello scrivere. Ritornare verso l’haunting, da qualsiasi luogo o dimensione si parta.
    Credo di aver detto tutto, in modo caotico e confuso, ma assolutamente sentito.
    l.s.

    • Grazie mille Luigi per il commento. Abbiamo bisogno di lettori che commentino in modo ‘sentito’ come giustamente dici tu. Biscotto del lettore anche per te :)

  13. Rettifica al mio commento; to haunt e non to haunting: ci mancherebbe!
    l.s.

  14. Mi risulta un po’ difficile smettere i panni di barista, questo è il motivo per cui non ho ancora risposto.

  15. Qualche altro spunto, a distanza di lettura di “Viaggio senza passaporto”. Sono convinto, come dice giustamente Cory Doctorow, che ogni romanzo sia un luogo da praticare, una zona viva, e non un reperto. È per questo che mi riaggancio, perché una pratica di lettura non si ferma mai a una sola prospettiva.
    Tutto il libro di Giulia, è scritto stando a proprio agio con la materia narrata, nel senso che tutto quello che si legge, non è mai casuale o scelto all’occorrenza per un artificio o per stupire, ma è stato vissuto. È scritto senza sistemarsi troppo i capelli, senza trucco, insomma (spero di arrivare al concetto)
    Quanto meno gli odori dei luoghi di prova, gli attriti con il reale e il mondo senza suoni, o la marca della chitarra Gibson (quella di George Benson), e anche le atmosfere, non sembrano pennellate messe all’occorrenza. Credo che questo sia un fattore importante. Scrivere non tanto di cose che si conoscono teoricamente, e quindi di cui si è padroni, a tal punto da potervi impiantare una struttura narrativa, ma di cose che si sono avvertite come reali, pur nell’esercizio della finzione, o che si sono accudite nella propria memoria o preservate. Il buono scrittore ci offre qualcosa di prezioso, di centrale, e di solito la sua competenza è quella emotiva, a volte più profonda di una competenza tecnica, assimilata all’occorrenza per poter sopravvivere ai capitoli. Questo non vuol dire che uno scrittore non deve immaginare. Ma uno scrittore che conosce una certa realtà, che la ha annusata o anche tastata, sarà padrone di tutti gli eventuali affluenti di immaginario o di immaginifico che potrà svilupparvi. Credo che ogni scrittore debba conservare uno sfondo di onestà o di autenticità. Giulia è padrona delle atmosfere ed è anche musicale. Credo che abbia sentito musica rock o quanto meno conoscerà qualcuno che se la sarà fatta sotto quando si spengono le luci e si sta per cominciare. È per questo che la avverto disinvolta e non truccata.
    Tra l’altro Giulia non strilla quando scrive Conosco scrittori che invece strillano, anche parlando di una toccata cinquentesca e non nesessariamente della sorte di una rock band. Quando si scrive. credo che conti l’intensità e non sempre ll volume
    Buona serata,
    l.s.

  16. Ho finito di divorarne una buona metà sulla metro, appena ho un’altra mezz’oretta libera lo finisco e scrivo un commento decente :) .

  17. Terminata la lettura :) .
    Il racconto mi é piaciuto molto, soprattutto mi é piaciuto lo stile, che scivola via con la velocità e l’onestà di una chiacchierata tra amici. Familiarità: questa é la parola che lo descrive meglio, perché alla fine sembra che i personaggi siano veramente amici che hai accanto da tanto tempo e che ti raccontano la loro storia.
    Brava.

    • Grazie. Avete tutti speso delle belle parole e questo non può che farmi piacere. In realtà spero che poi arrivino anche le critiche, ehi dove sono le mie critiche? Le voglio, le merito, me le aspetto. Altrimenti mi tocca farmele da me, ma tenderei ad essere troppo buona.
      Per esempio, nessuno dice che alla fine è una specie di “L’ultimo bacio”?
      E che, ha ragione Giuliana, l’incipit e il finale sono posticci come i capelli di Conte?
      Per dirne due, eh.

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