1° giorno

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Ho bisogno di un caffè nero bollente per riprendermi dalla delusione della prima lezione.
Mi aspettavo un’introduzione al laboratorio di scrittura: non c’è stata.
Mi aspettavo di partire da qualcosa di fortemente letterario: non è stato così.
Insomma, niente d’eclatante.
Docente d’eccezione Pino Scaccia che ci ha intrattenuto con i suoi racconti di reportage ed esperienza giornalistica. Peccato che la maggior parte dei colleghi abbia insistito con domande inerenti più alla televisione e alla spettacolarizzazione delle notizie che alla scrittura.
Insomma, a parte qualche timido tentativo per tornare al tema del corso, non è stato possibile cavare qualche informazione interessante dall’incontro.
Tra i miei appunti trovo consigli come: “scrivete semplice con concetti ridotti all’osso”, “usate le emozioni”, o ancora “partite da punti di vista diversi per raccontare la vostra storia magari calandovi nella situazione”.
Tre ore per qualche buon suggerimento; fortuna che è gratis!


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2420
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Gli operai non si capacitavano. Avevano misurato più volte il piano su cui montare il bancone ma qualcosa, al momento della posa, non quadrava.
«Non ci sta, sfora di poco.»
Ricontrollarono con i metri, calcolarono le possibili inclinazioni del granito, ripresero nuovamente le misure e le riportarono, in scala, sulla mappa.
«Niente da fare, c’è qualcosa che non capisco» disse il capocantiere.
«Non è possibile, le misure sono giuste, le abbiamo prese una dozzina di volte» confermò il manovale.
Il bancone nuovo per il bar era più lungo del piano per il quale era stato progettato.
«E ora che facciamo?»
Il vecchio si guardò intorno, gli scaffali della parte libreria erano coperti di teli protettivi. Ne scostò uno ed esaminò le coste.
«Ci sono» disse, sfilando un pesante tomo di Bolaño e poggiandolo nel buco sotto il bancone. «Così creiamo uno zoccolo.»
«Reggerà?»
«È più solido del marmo.»
Terminarono il lavoro. Il capocantiere, alla fine, pagò due copie del romanzo, una da portare a casa.


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Un anno fa

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“Ciao! Mi fai due caffè? Un ginseng tazza grande e uno normale!”

“Sì, subito!” Il bar è lo stesso da ormai cinque mesi all’incirca. È bello crearsi delle abitudini.

“Senti, scusa la domanda ma com’è che avete aperto una libreria? Non è facile in questo periodo. E poi siete anche in due!” Sì, 3a barista ci conosce, ormai. “Vuoi sapere com’è andata? Eravamo a casa di amici e dopo una bella mangiata e i preparativi per una presentazione al Salone del Libro di Torino, ci è venuta l’idea. Adesso che mi ci fai pensare era proprio l’anno scorso, in questo periodo! Comunque, tra un arriccia capelli e un bicchierino di whisky, l’idea sembrava sempre più realizzabile e così armi e bagagli, sei mesi dopo il Lupo Rosso si è trasferito da Padova a Torino. Adesso eccoci qui!” Mi posa di fronte le due tazze, “Vuoi dirmi che eravate ubriache quando lo avete deciso?” Mi viene da ridere, perché in parte è così, in parte si è realizzato il sogno di una vita. “Correggimi i caffè con la grappa, va… Chissà che non vengano fuori altre idee.”


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Pronti per la battaglia

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E così eccoci di nuovo ai blocchi di partenza. Fra poco inizia il Salone del Libro di Torino. Il mio quarto anno con Las Vegas edizioni, il primo anno con i NEI, sei case editrici con un motto in comune: si fanno buoni libri, si fanno a nostre spese, non si seguono le mode. So che entrerò al Lingotto ancora vuoto con il solito brivido di aspettativa, che guarderò l’elenco degli editori facendo la conta di chi c’è e di chi non c’è più, che sorriderò tutte le volte che vedrò un volto conosciuto, che abbraccerò gli autori e colleghi e amici che verranno a trovarci, che penserò alle cose belle da dire ai lettori quando mi chiederanno ‘Ma questo libro me lo consiglia?’. Perché stare dall’altra parte dello stand è stancante, ma sempre meraviglioso, perché lì c’è il com’eri e il come sarai. E se il come sarai dell’anno prima ti sembra più vicino, beh, forse non sei immobile come credevi.

[Trovate i NEI al padiglione 2, stand L17. Seguiteci qui.]


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Un uomo sulla quarantina sta animatamente discutendo al telefono con una certa Laura. Alza la voce, parla di ritardi, disguidi, cattiva organizzazione. Io e la ragazza al bancone ci guardiamo col sopracciglio alzato, di fronte ad un cappuccino, lei, e addentando un cornetto, io.

“Certa gente di primo mattino è già lì che urla e sbraita e inquina acusticamente l’aria”, le dico, “gli servirebbe una vacanza forzata su un eremo, giusto il tempo di rimettersi in pace col mondo”. “L’eremo piacerebbe anche a me, magari quando torno dalla crociera letteraria”, mi risponde.

No, perché mi spiega che K.Lit, il primo Festival dei blog letterari che si terrà a Thiene (VI) il 7 e l’8 luglio, tra le altre iniziative, organizza questa crociera letteraria, all’interno della quale si può frequentare un corso di scrittura, incontrare un autore conosciuto a livello nazionale, scrivere un breve racconto che, se verrà scelto, potrà essere inserito nel primo e-book MSC crociere. Insomma, una crociera dove non ci si annoia e soprattutto si evitano i trenini attorno alla piscina. Parte il 22 ottobre da Napoli. E non sarà un eremo, ma direi che è comunque interessante.

Tornando ad ora, ai prossimi giorni. A maggio sbocciano i fiori, ma pure i libri. Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e ha il nobile obiettivo di evidenziare quanto sia importante la lettura per la nostra crescita personale, sociale e civile. Sul sito sono presenti tutte le iniziative -davvero un’infinità- divise per Regione e tutto questo fino al 23 maggio 2012. Una proroga fino al 23 maggio 2013 no, eh?

Ah, giusto, il mondo finisce prima. Ok, i Maya hanno detto che qualcosa succederà, ma mica si sa bene cosa! Manco Giacobbo è riuscito a definire i dettagli di questa profezia (e quando mai). Però, secondo me, voi avete più fantasia di tutti i Maya e tutti i Giacobbo messi insieme e lo potete dimostrare nel concorso Cronache della fine del mondo 21/12/2012. Tra tutti i racconti inviati entro il 30 giugno, ne verranno scelti 21 che faranno parte dell’antologia omonima edita da Historica. Uscita prevista: novembre 2012 (ché non si sa mai).

Resto ai confini della realtà e vi dico che su Twitter, se seguite i @FratelliGrimm, dal 7 maggio al 7 giugno, ci sarà un’esperienza collettiva di riscrittura di molte delle loro fiabe, tipo Cenerentola, Pollicino e Cappuccetto Rosso. Tutto quello che uscirà fuori da questo storytelling collettivo prenderà forma di podcast,  verrà letto da Matteo Caccia e pubblicato sul sito del Goethe Institut.

C’è da divertirsi.


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Alla fine l’ho letto.  È scorrevole, eh. Ogni tanto ti strappa una risata, all’inizio fanno simpatia, la ricerca spasmodica di pezzi vintage a poco prezzo, l’organizzazione di un matrimonio low co(a)st  e il racconto dei personaggi intervistati nonostante l’ottusità del capo retrogrado.

Però.

Dopo un po’ ti dici vediamo come va  a finire, e continui a leggere. Succedono sì cose, ma nella testa della protagonista, perché la storia è statica. Gradualmente si trasforma in un elenco di avvenimenti o acquisti, ma non succede nulla per  giustificare più di 200 pagine di attenzione. Peccato. C’erano conflitti da elaborare: con i genitori, con i suoceri, con la collega stronza e il capo retrogrado, col marito, con una società che non permette di programmare un futuro. Tutti accennati e non sviluppati. Anche il grande sogno, quello di incontrare il Diretur, resta lì, nella testa di chi scrive.

Poteva essere Il Diavolo veste Prada in versione italiana. Invece è un’occasione sprecata.

[Questa recensione partecipa al concorso Recensci e vinci una spilletta. Partecipa anche tu!]


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È strano. Sono passato tante volte di fronte a questo locale ma non sono mai entrato.

Ora è diverso. Vengo dall’iscrizione al corso di scrittura creativa e questo mi pare il posto più vicino allo spirito di ciò che sto per fare (o imparando a fare, secondo i punti di vista).

Ordino un caffè americano, per entrare nello stereotipo, e mi siedo al tavolo con la borsa ricolma di libri che ondeggia.

Tiro fuori il taccuino degli appunti e cerco di mettere ordine tra le frasi sconnesse delle mie impressioni pre-corso. Tra le righe riesco a leggere la forte emozione nell’avvicinarmi alla tecnica, allo stile e allo spirito della scrittura. Sospetto una forte auto-induzione ad aspettative esagerate.

Sorseggio il caffè mentre tiro fuori dalla borsa le mie conquiste: tre libri che non ho potuto fare a meno di prendere dalla biblioteca: Le Correzioni e Libertà di Jonathan Franzen e Infinite Jest di David Foster Wallace.

Prima lezione: la buona scrittura passa da sana e bulimica lettura.


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